Oggi vi
presentiamo la ricetta per preparare comodamente da casa la vostra
pop-rock-gothic-metal band personale: prendete una dozzina di canzoni di facile
presa fresche e ruffiane, aggiungete una cantante dotata di una voce dolce ed
ammaliante (tipo Natalie Imbruglia un po’ più incazzata), affiancatele un
manipolo di valorosi musicisti ed un paio di blasonati vocalist, fateli suonare
come gli Evanescence, cospargete con abbondanti atmosfere vagamente Lacuna
Coil-style (ma, mi raccomando, senza esagerare) ed il gioco è fatto. Il
risultato sarà un appetitoso cd che piacerà sia ai vostri amici vestiti di nero
che a quelli con le All-Star ai piedi ed i jeans calati sul sedere. Questo è in
sintesi quanto proposto dagli Indigo Dying, progetto che fa capo alla cantante
cilena Gisa Vatcky (Andrea Bocelli, Enrique Iglesias, Meat Loaf tra gli altri),
accompagnata alle chitarre da Mordechai Hauser, alla batteria da John Macaluso
ed al basso dal nostro Fabrizio Grossi (presente anche in veste di producer). Il
disco è aperto dalla piacevolissima “All I Never Wanted”, uno dei brani migliori
dell’album, incentrato su un accattivante refrain, una ritmica secca e precisa
ed una prestazione vocale da singer di razza. Su territori contaminati dal
gothic melodico si muove invece “Hear Me”, più dura e meno immediata della
traccia precedente, ma posta sempre su alti livelli qualitativi. “Breathe In
Water” non si discosta molto da queste coordinate e ci regala il primo duetto di
Gisa con sua maestà Michael Kiske: una power ballad di ottima fattura ed
esecuzione. La seguente “Better” si rifà moltissimo agli Evanescence più
cattivi, mentre totalmente agli antipodi si pone la poppeggiante (forse troppo)
“Token”. Splendido il secondo duetto della Vatcky con Mark Boals sulle note
della grandiosa “Superman”, tratta dall’eccellente album Duality dei Ra. La
successiva “Island” non convince del tutto, mentre “Remember” si sposta su
sonorità hard rock. Si torna al pop più sbarazzino con la fresca “Real Life
Fairytale”, dal ritornello quasi adolescenziale. Ultimo duetto con il
superospite Boals nella dura e metallona “Far Enough”; modernissima
“Shatered Life”, mentre il congedo è affidato alla malinconica ballata “Go”. Un
disco molto piacevole da ascoltare, in cui si esaltano le doti della cantante
cilena che, in più di un’occasione, dà sfoggio delle proprie capacità
interpretative, contribuendo a fare lievitare le quotazioni di questo cd. Se
siete dei puristi ed intransigenti amanti del metal senza compromessi, quest’album
non fa per voi, se invece pensate che il pop rock dei nostri giorni possa
mescolarsi alle care e vecchie sonorità hard di un tempo, non lasciatevi
sfuggire l’occasione di ascoltare un disco che vi accompagnerà piacevolmente
durante i vostri viaggi.