Due anni dopo l'acclamato Bombshell, che tanto ha fatto parlare di loro, gli Hydrogyn ritornano sul mercato con Deadly Passions. Orfani del supporto di Michael Wagener, per la produzione gli americani si affidano al proprio chitarrista Jeff Westlake, già all'opera dietro la consolle per conto di Triggersoul e Stacee Lawson. Il risultato è ottimo: il disco ha suoni potenti e cristallini, che mettono in risalto la vena heavy della band, senza dubbio più di quanto non sia riuscito a fare l'album precedente. Con un sound più vicino a quello live, gli Hydrogyn possono permettersi di pigiare a fondo l'acceleratore e mettere sul piatto della bilancia una manciata di brani pesantissimi ma melodici ("Rejection", "Your Life", "Deadly Passions"), qualche mid-tempo carico di pathos ("Over You", "Candles Light Your Face") e persino di sperimentare qualcosa di più somigliante allo stile moderno e commerciale di Evanescence e compagnia bella ("Seroquil", "Shadow"). Pochi i filler, mentre forse la scelta della cover non è delle più indovinate: dopo "Back In Black" e "18 And Life", ascoltate sulle due differenti versioni di Bombshell, "You Oughta Know" di Alanis Morrisette è un po' un pugno in un occhio. La formazione, quasi del tutto rinnovata, è affiatata e compatta, e le prestazioni dei singoli molto convincenti, anche se sono ancora una volta la voce della splendida Julie e il lavoro di chitarra di Jeff a farla da padrone. Chi ha apprezzato la precedente prova in studio difficilmente resterà deluso da Deady Passions; chi già non li amava, invece, non cambierà di certo idea.