HYDROGYN, Julie e Jeff Westlake
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Intervista a cura di Stefano Gottardi
La recente
calata italica degli americani Hydrogyn è stata un’occasione imperdibile per
incontrare la band a Verona, e scambiare quattro chiacchiere con i gentili e
disponibili Julie e Jeff Westlake. Si è parlato del clamoroso debut Bombshell,
del disco dal vivo Strip’em Blind Live, di Craig Goldy, del tour europeo e di
molti altri, interessanti, argomenti.
Ciao ragazzi, cominciamo
subito con le dovute presentazioni…
Jeff: Ok
facciamolo. Per cominciare alla voce e… alla bellezza abbiamo Julie. Josh
Kitchen alla batteria, Chris Sammons al basso, ed io, Jeff Westlake alla
chitarra.
Quando e come vi siete
formati?
Jeff: La band
è stata fondata nel gennaio 2004 da me e Jeff Boggs, sino a poco tempo fa
l’altra chitarra degli Hydrogyn. Volevamo un gruppo capace di destreggiarsi
abilmente attraverso vari stili di musica ed è ciò per cui ancora oggi diamo il
100%. Siamo sicuramente una heavy band con voce melodica, ma non solo...
Chi ha proposto il nome
del gruppo e per quale motivo?
Jeff: Be’, per
quanto riguarda il nome dobbiamo tutto a Julie e ad alcune sue funzioni…
fisiologiche!
Ahem… tutti a parlare di
bomba sexy… e tu la “distruggi” così? A questo punto spiegaci meglio!
Jeff:
È
una storia lunga e puzzolente, magari ve la racconto la prossima volta (ride)!
D’accordo, parliamo di
influenze: quali sono le vostre?
Jeff:
Personalmente tantissime: da Johnny Cash a Ronnie James Dio. Per Julie nessuna
in particolare, mentre gli altri ragazzi ascoltano un sacco di roba pesante.
Collettivamente possiamo vantare un background di influenze molto ampio, che
senza dubbio si riflette sul nostro stile.
Stile che, se ti
domandassi di farlo, definiresti?
Jeff: Non è
una cosa che mi piace fare. Come ho già detto, siamo un gruppo heavy con voce
melodica e questo ci rende metal, hard rock, etc. In questo momento non posso
dimostrartelo in alcun modo, ma ti assicuro che non vogliamo seguire nessuna
strada né moda, ma solo scrivere grande musica che possa piacere ad un sacco di
gente.
Bombshell è stato
prodotto da Michael Wagener: come è stato lavorare con lui?
Jeff:
Faticoso e divertente allo stesso tempo. Si imparano un sacco di cose a stare
attorno ad uno come lui, non solo in campo musicale. È
una gran persona che quando lavora con te pretende il massimo impegno: questo
spiega il perché dei tanti successi ottenuti nel corso degli anni. Due mesi e
mezzo di duro lavoro e giorni meravigliosi che resteranno per sempre impressi
nella nostra memoria.
Ripensando ai periodi di
composizione, registrazione e pubblicazione di Bombshell, qual è stato
l’insegnamento più importante che avete tratto da questa esperienza?
Julie: Credo
che per un musicista la cosa fondamentale sia poter preparare le canzoni
migliori per le registrazioni senza nessuno che ti faccia fretta. Noi abbiamo
dovuto correre un po’ per terminare i pezzi ed entrare in studio, per cui nel
disco ci sono alcuni brani che abbiamo inserito per questioni di tempo, ma che
avremmo preferito escludere. Dal vivo, infatti, certe canzoni non le suoniamo
perché non ci interessano proprio.
Dopo anni di problemi di
formazione, credete di avere finalmente trovato la migliore line-up? Che fine
hanno fatto i vecchi membri?
Julie: Sì,
credo proprio che questa sia la migliore formazione degli Hydrogyn, e i
musicisti che ne fanno parte sono ormai come dei membri di una famiglia. Ci
troviamo bene e andare in tour assieme è molto divertente. Per quanto riguarda i
vecchi componenti, continuiamo a vedere e sentire molti di loro senza problemi:
erano dei bravi ragazzi, ma non quello che serviva a questa band per avere
successo.
Alcuni mesi fa Craig
Goldy ha fatto parte del gruppo, poi è sparito. Come mai?
Julie:
È
stato con noi per un breve periodo, lo conoscevamo e si era già discusso in
precedenza riguardo al fatto di scrivere qualcosa assieme. Quando Jeff Boggs ha
lasciato la band, Jeff Westlake ha contattato Craig domandandogli se fosse
ancora interessato a collaborare con gli Hydrogyn. Sapevamo benissimo che
l’impegno con Ronnie James Dio avrebbe potuto prima o poi privarci del suo
contributo, ma non avremmo pensato che sarebbe successo così in fretta! Lo
scorso marzo ci era stato domandato di fare questo tour europeo ed ovviamente
gli chiedemmo di seguirci, ma lui rifiutò categoricamente. La sua preoccupazione
era quella che questa tournee avrebbe potuto interferire con il processo di
composizione del disco dei Dio, anche se, come tutti sappiamo, Ronnie James è
impegnato con gli Heaven And Hell e quindi chissà quando troverà il tempo per un
altro album solista. Per la cronaca, quella band spacca! Tornando alla domanda,
a un certo punto abbiamo capito che non potevamo stare appresso ai suoi
tentennamenti rischiando di perdere il tour e così abbiamo deciso che gli
Hydrogyn potevano anche proseguire in quattro.
Julie, quando ti sei
resa conto che nella vita avresti voluto fare la rock star?
Julie: Credo
da bambina, ed è così anche per gli altri: tutti abbiamo sognato di riuscire, un
giorno, ad avere successo nel mondo della musica. A dire il vero ho sempre fatto
cose country, quindi speravo di fare la cantante, più che la rock star nel vero
senso della parola. Però è molto figo e va bene così! Ci si diverte un sacco:
girare il mondo e conoscere gente e posti nuovi è un’esperienza straordinaria e
spero possa continuare per molti anni ancora.
Come vanno le cose negli
Stati Uniti con l’hard rock? Si riesce a fare davvero le rock star, cioè a
vivere di musica?
Jeff:
Sì, si riesce e noi ne siamo la dimostrazione. Certo che bisogna stare attenti
ad un sacco di cose, sia sul merchandising che si decide di mettere in vendita,
che sui posti in cui andare a suonare dal vivo. Ci sono dei luoghi negli Stati
Uniti in cui questa musica rende di più e quindi è da lì che non ci si deve mai
dimenticare di passare. A volte teniamo persino dei concerti acustici in alcuni
ristoranti che pagano bene, anche se in questi casi ci tocca suonare altri tipi
di musica anziché i nostri pezzi originali. Fa parte del gioco, e se vuoi vivere
facendo il musicista devi anche prestarti a cose di questo tipo.
È
tutta una questione di mentalità.
Ci sono altre buone rock
band nel Kentucky oltre agli Hydrogyn?
Julie: Che io
sappia non ci sono molte rock band dalle nostre parti, ma una volta abbiamo
avuto la fortuna di suonare assieme ai Black Stone Cherry, che sono di
Louisville Kentucky.
Nel 2007 è
più importante saper suonare bene o avere una bella immagine?
Julie:
Sarebbe bello poter affermare che conta solo la musica, ma purtroppo così non è.
Viene data sempre molta importanza all’immagine dei gruppi, e in giro ce ne sono
un sacco dal look killer ma dalle canzoni schifose. È
triste che sia così, ma purtroppo basta guardarsi un po’ attorno per darmi
ragione.
Come sta
andando questo tour europeo? Che differenze ci sono fra il pubblico americano e
il nostro?
Julie:
Una cosa positiva è che ho notato che qui in Europa la gente mi rispetta di più
che negli Stati Uniti. È
favoloso vedere che chiunque si avvicina mi tratta bene e con gentilezza. Ci
piace suonare nel nostro Paese, ma non quanto in Europa: questa tournee sta
procedendo benissimo. Non vediamo già l’ora di tornare, i nostri concerti in
Italia stanno andando alla grande e speriamo servano a crearci uno zoccolo duro
di fan, e a farci tornare al più presto.
Parliamo di Strip’em
Blind…
Julie:
Uhm, vediamo… è una bomba! È un
tipo di show completamente differente, molte serate le abbiamo tenute in veri
strip club, anche se alcune si sono svolte in normalissimi locali rock. Da un
lato c’è la band che suona, dall’altro le spogliarelliste che fanno la
coreografia, e questo è fighissimo! Per me si tratta di una cosa diversa dal
solito, perché interagisco con le ragazze e mi cambio d’abito un sacco di volte
durante il concerto, e questo particolare è sempre molto interessante.
Io però mi riferivo al disco dal vivo che mi avete appena
consegnato…
Julie:
Be’, l’album Strip’em Blind Live è una cosa diversa. Lo abbiamo registrato di
fronte a 15000 persone a Charleston, nel West Virginia. Quella sera abbiamo
suonato assieme a Warrant e Quiet Riot. È
stato un grandissimo concerto, e siccome molti fan ci chiedevano un disco dal
vivo, abbiamo deciso di pubblicare quello che ritenevamo essere uno dei nostri
migliori show.
Che cosa ci dobbiamo
aspettare dal nuovo album che pubblicherete nel 2008?
Julie: Ci
saranno un sacco di differenze rispetto al debut, per prima cosa aspettatevi un
disco più heavy di Bombshell. I pezzi saranno ancora 100% Hydrogyn, ma molto più
pesanti.
Grazie mille per questa
piacevolissima chiacchierata ragazzi! A voi la parola prima di chiudere…
Julie: Grazie
a tutti per il sostegno, grazie per averci ospitato in Italia. I tour e i fan
europei sono i migliori. Tenete d’occhio il sito, il disco uscirà ad aprile,
assieme a molti altri interessanti gadget targati Hydrogyn. Ciao!