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His Infernal Majesty, ovvero: come non avere una ben precisa collocazione all’interno del panorama musicale e uscirne ugualmente vincitori. Qualcuno li ha definiti glam, qualcuno gothic, qualcun altro pop rock. La verità è che Ville Valo e soci strizzano (furbescamente) l’occhio a tutti i sopraccitati generi, confezionando un lavoro appetibile a tutti. E visto il successo che i nostri stanno riscuotendo in giro per il mondo, la formula è indubbiamente quella giusta: un’unione, sicuramente fra le più riuscite, tra melodie rock accattivanti e atmosfere gotiche. Paragonato al precedente Greatest Lovesongs Vol. 666, in cui erano decisamente più evidenti le radici hard rock, Razorblade soffre di un’eccessiva produzione che lo rende troppo spesso stucchevole e soprattutto troppo elaborato. Non per nulla il meglio viene fuori quando la band attinge a piene mani ai momenti più commerciali di gruppi rock fine ’80 e inizio ’90: musicalmente “I Love You” e “Right Here In My Arms” potrebbero benissimo passare come outtake di Use Your Illusion II a firma Guns N’Roses. Le ballad, punto forte obbligato del disco (visto anche il tenore da tragedia shakespeariana delle liriche), non tradiscono: molto coinvolgenti “Gone With Sin”, “Bury Me Deep Inside Your Love” e “One Last Time”. Peccato per quella tendenza al cantato a singhiozzo e al sospiro in cui Valo incappa spesso e volentieri, che limita notevolmente la riuscita del pezzo e porta l’ascoltatore ai limiti del sonno. Insomma, forse non hanno inventato un genere come molti loro fan sostengono, forse non hanno sfornato un capolavoro, ma questo Razorblade Romance vale sicuramente almeno un ascolto. Ultima nota: non me ne voglia il gentil sesso, ma il Ville Valo impellicciato su sfondo rosa è quanto di più kitsch si possa chiedere da una copertina di un disco.
Voto:
Daniele Marinelli
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