Dopo
una carriera durata quasi vent’anni, la storia degli Harem Scarem giunge al
capolinea. Già lo scorso anno si era iniziato a parlare della loro
partecipazione al Firefest IV come del’ultima possibilità per vedere all’opera i
quattro musicisti canadesi, e la conferma è venuta qualche mese fa dalle pagine
del loro sito ufficiale. Un po’ per mancanza di riscontri, un po’ per diversi
interessi dei vari membri, la band ha deciso di chiudere la propria, gloriosa,
avventura costellata da dodici album sempre al top del genere. Eccoci quindi a
recensire la loro ultima fatica che, come dice il titolo, ci auguriamo lasci
aperta una speranza per il futuro. Hess e soci sono sempre in forma smagliante e
per l’ennesima volta presentano un album dal grandissimo valore. Undici tracce
di modern rock in linea con quanto proposto dopo la svolta dell’ottimo Weight Of
The World del 2002. L’attacco è di quelli al fulmicotone grazie alla doppietta
messa a segno dall’esplosiva “Watch Your Back” e dalla seguente, rocciosa, “Time
Bomb”. Nessuna concessione neppure nella successiva title track, sempre
incentrata su un robusto lavoro della chitarra di Mr. Lesperance che in coppia
con l’ugola d’oro di Hess ha costituito per quasi un quarto di secolo un binomio
fenomenale ed indissolubile. “Days Are Numbrered” regala il classico coro
stellare che solo gli Harem sanno costruire, riportando alla mente le melodie
del memorabile Higher. Ai tempi del controverso Voice Of Reason si rifà invece
l’intro della magnifica “Dark Times”, salvo esplodere nel solito arioso e
magistrale refrain. Nessun calo neppure nella successiva “Beyond Repair” che
viaggia sicura sui collaudatissimi sentieri tracciati in maniera indelebile
dagli Scarem dell’ultimo periodo. Viene veramente da mangiarsi le mani sentendo
ciò di cui i ragazzi sono capaci nella travolgente “Never Too Late” e nella
ballata “Shooting Star” ispirata al 100% ai Queen. Con una media così alta anche
la pur buona “Calm Before The Storm” sembra essere un piccolo neo, ma a rialzare
il tiro ci pensa la semi acustica “Nothing Without You”. I crudeli meccanismi
del music business ci privano di una delle più grandi band che l’hard rock
melodico moderno abbia mai avuto. È stato davvero un privilegio avere la
possibilità di recensire quest’ultimo disco. Grazie ragazzi e speriamo di
risentirci presto…