|
|||||||||
|
Lavorare in famiglia a volte paga. Lo sanno bene i fratelli Gioeli, al secolo Johnny (voce) e Joey (Chitarra ritmica), fondatori del progetto Hardline e cognati di sua maestà Neal Shon (Santana, Journey, Bad English). I due giovanotti, che già avevano militato nei Brunette e per i quali si erano fatti produrre un demo da Dana Strum (Vinnie Vincent Invasion, Slaughter), approfittarono della pausa che l’amato cognatino si era preso dopo lo scioglimento dei Bad English per coinvolgerlo nel progetto. A Neal parve una buona idea lavorare per una volta in famiglia e prese sotto la sua ala protettiva i due, procurandogli un contratto major (la MCA mise a disposizione 100.000 dollari per la realizzazione dell’album) e producendo lui stesso il disco. Completavano una line-up stellare Dean Castronovo alla batteria e Todd Jensen al basso, mentre per la stesura dei pezzi furono coinvolti songwriter esterni del calibro di Mark Baker, Mike Slamer e Jonathan Caine. Tengo a precisare però che i meriti dei Gioeli vanno ben oltre il semplice grado di parentela, e chi conosce Neal Shon sa benissimo che non si sarebbe mai prodigato così tanto se non ne fosse valsa veramente la pena (infatti dieci delle tredici canzoni portano anche la firma dei due fratelli), e poi a quei tempi Johnny poteva dare lezioni di canto a più di un collega. La sua voce calda, avvolgente e dinamica è forse l’unico tratto realmente distintivo del sound del gruppo, che si discosta da quello di Bad English e Journey per un approccio più duro e diretto. L’opener “Life’s A Bitch” ne è la conferma più evidente: potente, rocciosa e con un guitar-work di primo livello, così come “Dr. Love” che si fa apprezzare per un ritornello a presa rapida ed un ottima prova vocale. Per chi possiede la versione “import Japan” la terza traccia è la bellissima “Love Leads The Way”, aor elegante e raffinato seguito a ruota dalla sfrontata “Rhythm From A Red Car” e da “Change Of Heart”, ballad spettacolare che vede ancora una volta Johnny sugli scudi. Il livello si mantiene alto anche con le successive “Takin’ Me Down” e “Hot Cherie”, due mid-tempo trascinanti e melodici, e con “Bad Taste”, hard rock robusto e veloce. Si continua con la seconda, stupenda, ballad “Can’t Find My Way”, altro potenziale hit molto sentito nell’interpretazione e dai cori efficaci, seguita dall’aor alla Bryan Adams di “I’ll Be There” e dallo strumentale acustico di “31-91”. L’ultimo pezzo è “In The End Of Time”, altro lento scandito dalla splendida acustica di Shon e dalle ispirate vocals di Gioeli, che chiude un album che non brilla certo per originalità, ma che è dannatamente convincente ed emozionante sotto tutti i punti di vista. Sicuramente uno dei migliori lavori usciti nei primi anni ’90 e unica testimonianza per questa grande band che si riformerà nel 2002 con i soli fratelli Gioeli al timone e un appena sufficiente secondo album; ma questa è un'altra storia… Voto:
Mario Grasso
|
|
|
Copyright Roxx Zone - All rights reserved |