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Diciotto anni sono dovuti passare prima di poter rivedere sulle scene la band senza la quale gente come Guns N’ Roses, Poison e Mötley Crüe non sarebbe probabilmente mai esistita. In mezzo un tragico incidente che ne decretò la fine nel 1984, collaborazioni varie e avventure soliste più o meno fortunate. Confesso che quando nel 2002 è comparso sugli scaffali questo Twelve Shots On The Rocks a firma Hanoi Rocks sono stato colto da una certa perplessità: generalmente le reunion mi lasciano in bocca quel senso di minestra riscaldata (leggi operazione commerciale) che mal si addice a gruppi che hanno fatto la storia di questo genere. La non presenza di Nasty Suicide e Samy Yaffa (il primo ritiratosi a vita privata, il secondo nei redivivi New York Dolls) si sente e, nonostante la buona prova dei nuovi entrati Costello (chitarra), Timpa (basso) e Lacu (batteria), si traduce in un suono pulito e senza sbavature piuttosto atipico per un lavoro targato Hanoi. Non fraintendetemi, questo è un gran disco: pezzi come “Delirious”, “People Like Me” e “Obscure” sono la prova che tempo, lutti e droga non hanno spento il fuoco della premiata ditta Monroe-McCoy. Ma le radici con il passato sono state recise troppo drasticamente: quello che manca è quel senso di anarchia e divertimento che tanto ci piaceva dei precedenti lavori, quel pizzico di decadenza che li ha resi leggendari. Forse sarebbe stato più opportuno tenere a riposo il glorioso moniker e inventarsi qualcos’altro. Ad essere maligni si potrebbe dire che Twelve Shots è l’album solista di Michael Monroe più riuscito, ma il problema, si sa, è che “radio and MTV need people like me” e a volte anche i grandi devono scendere a compromessi.
Voto:
Daniele Marinelli
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