White Lion - Scorpions - Velvet Revolver - Motley
Crue
02
Giugno 2007, Idroscalo, Milano
Report di Daniele
Marinelli e Diego Berry
Foto di Federica
Galli, Giorgio Uccellini, Music Photo e Living Dead Doll.
Roxx Zone al
Gods Of Metal è andato da semplice fan, questo non ha tuttavia impedito a Diego
e Daniele di raccontare ai lettori le gesta dei gruppi che hanno avuto modo di
vedere. Ecco a voi il resoconto delle esibizioni di quattro fra le band più
attese: White Lion, Scorpions, Velvet Revolver e gli headliner Mötley Crüe.
White Lion
Secondo
appuntamento in terra italiana per i nuovi White Lion, dopo i due show dello
scorso novembre, che questa volta si esibiscono sul palco del Gods of Metal. Fa
un po’ effetto vedere un Mike Tramp così in forma senza al suo fianco il mitico
Vito Bratta, ma i nuovi giovani membri sono musicisti altrettanto validi. Primo
brano scelto è “Hungry”, seguito da “Little Fighter” e “El Salvador”, sino ad
arrivare ad una delle ballad più belle di quei tempi, “Broken Heart”. Ma è
proprio sull’assolo di quest’ultima che si sente la nostalgia del vecchio Bratta,
nonostante l’australiano Jamie Law ci metta tutto se stesso. Ottima scelta per
la scaletta dedicata quasi interamente all’album Pride e perfetta l’esecuzione
vocale di Tramp, gli anni sembrano non essere mai passati… Malgrado le
condizioni meteorologiche siano tutt’altro che estive il calore si sente, e sono
proprio loro a darcelo, meritandosi grandi applausi e tanto di cori. Non credevo
che fossero ancora così tanti i fan di questa band che molti giudicano morta
dopo l’addio nel 1992. Eppure il leone bianco ha ancora voglia di ruggire, anche
se l’unico “sopravvissuto” è Mike Tramp. C’è chi potrà criticare tutte queste
reunion, chi sarà anche stufo di sentire sempre le stesse canzoni, ma esistono
anche tanti ragazzi che queste band non hanno avuto modo di seguirle in quegli
anni, alcuni di loro non erano nemmeno nati! Quindi perché non dargli
l’opportunità di conoscerle adesso? Il concerto è giunto ormai all’ultima
canzone che i White Lion pescano da Big Game, la cover “Radar Love”, quindi è
tempo di saluti ed inchini sperando che non passino altri 16 anni prima di poter
riascoltare dal vivo alcune tra le melodie più belle della scena hard rock degli
anni ’80.
(Diego Berry)
Set List:
1.
Hungry
2.Little
Fighter
3.
El Salvador
4.
Broken Heart
5.
Tell Me
6.
Lady of the Valley
7.
Wait
8.Radar Love
Scorpions
Sicuramente
una delle esibizioni più attese del Gods of Metal giorno 1. Dopo un lungo
periodo di assenza dalle scene italiane, i teutonici Scorpions si presentano ai
loro (bagnatissimi) fans in forma smagliante. Classe da vendere, suoni perfetti
e una scaletta che non lascia spazio alle delusioni (niente “Wind Of Change”,
onore a loro). Si aprono le danze con “Hour I”, brano tratto da Humanity – Hour
I, convincente ultima fatica discografica della band, e subito si sente il
profumo di grande performance. I classici, per la gioia dei presenti, non
mancano: “Bad Boys Running Wild”, “Big City Night”, “Blackout” e una “Holiday”
da brividi lungo la schiena, sono eseguiti con una naturalezza che ha un non so
che di disarmante. I pezzi nuovi reggono il confronto e non sfigurano affatto:
“321” e la bellissima “Humanity” sembrano anzi, visto il boato di evidente
approvazione, aver già fatto breccia nel cuore della gente. Bis e chiusura
obbligata con “Still Loving You” e gli ultimi indiavolati sussulti di “Rock You
Like A Hurricane”, giusto a rimarcare il fatto che rughe, pancetta e calvizie
incipiente nulla possono contro chi i vent’anni se li tiene ben stretti
nell’anima.
Niente
giochi di luce, nessuna scenografia pacchiana, solo l’ugola d’oro di Klaus Meine
(neanche una caduta in un’ora e venti di concerto), la grinta e la tecnica di
Rudolf Schenker e tanto, tantissimo rock ‘n’ roll. Peccato per la posizione in
scaletta: gli Scorpions avrebbero meritato sicuramente una più consona atmosfera
che non quella di un piovoso tardo pomeriggio.
(Daniele
Marinelli)
Set List:
1.Hour I
2.Bad Boys
Running Wild
3.Love 'Em Or
Leave 'Em
4.The Zoo
5.Deep And
Dark
6.Coast To
Coast
7.Holiday
8.Humanity
9.Tease Me
Please Me
10.321
11.
Pawel-Kottak solo
12.Blackout
13.Big City
Nights
14.Dynamite
15.Still Loving
You
16.Rock You
Like A Hurricane
Velvet Revolver
Non capita
tutti i giorni di trovarsi di fronte a gente che ha contribuito alla nascita di
un genere musicale. Se poi le suddette persone dall’aura mistica rispondono al
nome di Slash, Duff McKagan e Matt Sorum e la leggenda che si portano dietro si
chiama Guns N’ Roses la frittata è fatta. Inutile dire che il 90% della gente
che si è accalcata sotto il palco per l’esibizione dei Velvet Revolver (compreso
il sottoscritto), lo ha fatto per ammirare da vicino l’uomo col cilindro. E come
da copione, i momenti più emozionanti sono stati gli amarcord di “Mr. Brownstone”
e “It’s So Easy”, durante i quali anche la band è apparsa più convinta delle
proprie possibilità. Il repertorio tratto da Contraband è stato accolto invece
con una certa imbarazzante freddezza, nonostante la più che buona prova dal
punto di vista musicale. Gli animi si sono risvegliati dal torpore solamente
all’attacco della ballata tossica “Fall To Pieces”, del singolo “Set Me Free” e
di “Do It For The Kids”: merito del gruppo che prende leggermente più confidenza
e non certo di un sempre più fuori luogo Scott Weiland, indeciso tra lo
scimmiottare tal Axl Rose o tal Iggy Pop. Il resto dell’esibizione può essere
descritto con una sola parola: noia. I brani dell’imminente nuovo album Libertad,
non provocano tra il pubblico l’entusiasmo sperato. “She Builds Quick Machines”,
“Just Sixteen” e “The Last Fight”, sebbene godano dell’attenuante del pezzo non
ancora digerito, non convincono: sono fiacche e prive di mordente. Se queste
sono le premesse, da Libertad non ci si deve aspettare nulla di buono. In mezzo
a tutto questo, due cover degli Stone Temple Pilots (per par condicio),
“Vasoline” e “Sexy Type Thing” e un’impalpabile versione di “Wish You Were Here”.
E per chi proprio non vuole rinunciare alle stucchevoli sfide a distanza, il
risultato della partita virtuale tra Velvet Revolver e 'nuovi' Guns N’ Roses non
può che essere uno solo: un desolante 0-0…
(Daniele
Marinelli)
Set List:
1.1.Let It
Roll
2.Do It For
The Kids
3.Sucker Train
Blues
4.Superhuman
5.The Last
Fight
6.She Mine
7.
Vasoline
8.Fall To
Pieces
9.She Builds
Quick Machines
10.It's So Easy
11.Just Sixteen
12.Sex Type
Thing
13.Mr.
Brownstone
14.Wish You
Were Here
15.Set Me Free
16.Psycho
Killer
17.Slither
Mötley Crüe
Ed eccoli
qua! Pacchiani ed eccessivi come solo loro sanno essere! Quando i Mötley Crüe
salgono sul palco il tempo ha già cambiato idea: dopo la clemenza concessa
durante l’esibizione dei Velvet Revolver, l’Idroscalo si trasforma
definitivamente in un’enorme piscina debordante fango. Lo show è spettacolare
come al solito, con tutti gli ingredienti tipici che la gente si aspetta dalla
'world’s most infamous rock band': scenografie grandiose, fuochi di artificio,
fiamme, ambigue fanciulle sul palco e l’ubriachezza molesta di un Tommy Lee in
fase blasfema. Purtroppo la scaletta è quasi del tutto simile a quella
dell’edizione del 2005: l’ormai nota versione da festival, riveduta e
accorciata, del Carnival Of Sins Tour. Nonostante le sorprese siano dunque
poche, Nikki Sixx e soci tirano fuori dal cilindro un’esibizione di quelle
tiratissime, capace di rinfrancar lo spirito anche al più stanco dei presenti.
Particolarmente in serata Vince Neil, che su “Louder Than Hell”, “Don’t Go Away
Mad” e “Primal Scream” ha dimostrato di saper anche cantare dignitosamente. La
vera sorpresa è però il chitarrista Mick Mars, dinamico e attivo come non lo si
vedeva da tempo tanto da concedersi impensabili improvvisazioni sull’intro della
sempre suggestiva “Kickstart My Heart”, che per un attimo diventa “Little Wing”
di Hendrix. A dispetto dei loro detrattori, che li definiscono ormai l’ombra di
quello che erano negli 80’s, di stecche sparse qua e la per tutto il concerto
(la più evidente su “Wild Side”) e di un unico misero bis, affidato alla cover
di “Anarchy In The U.K.” dei Sex Pistols, i Mötley Crüe rimangono una delle
esperienze live fondamentali per tutti gli amanti del rock e della musica in
genere. La degna chiusura per una giornata che, tra i suoi alti e bassi, è stata
memorabile: lunga vita ai Crüe!