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È con immenso piacere che vi presentiamo in anteprima l’autointitolato mini di debutto dei Garden Of Eden, band di Parma nata nel 2004 e fortemente influenzata da big della scena hard rock 80iana come Guns N’ Roses (del resto, con un nome così…), Skid Row, Aerosmith e Mötley Crüe. In particolar modo è proprio la formazione un tempo guidata da Sebastian Bach, che con Slave To The Grind è stata l’anello di congiunzione tra la tradizionale melodia dello sleaze rock e la potenza del classico movimento heavy metal, quella a cui il giovane quintetto pare fare maggiormente riferimento. Anche se il gruppo ama definirsi “ a marriage between metal & a dirty, punkin' & streetin’ hard-blues” - descrizione che farebbe subito pensare a gente come Junkyard, Little Caesar, Four Horsemen e Circus Of Power - l’anima dei GOE sembra molto più sordida e stradaiola, come si conviene ai più grandi “figli di puttana” del rock and roll. L’opener “Can't Stand It” ne è la riprova: dopo un riffone alla AC/DC, l’intro dal vago flavour maideniano (accentuato dall’attacco del singer Mike) lascia il posto ad una traccia che fa dell’immediato impatto il proprio punto di forza. Il robusto hard’n’heavy del combo emiliano riporta alla mente la formula in passato saggiamente utilizzata da gruppi come Sven Gali, Slik Toxic, No Respect, Slam St. Joan e, più recentemente, Star Rats, Skin Kandy e Belladonna (quelli svedesi). L’unico punto di domanda è quale sia il nesso fra l’attitudine sleazy e selvaggia della band e la timbrica di un cantante dall’approccio prettamente power metal; non si tratta certo di un caso isolato, ma questo tipo di voce è forse quello meno adatto al genere proposto. Ad ogni modo questa è un’osservazione del tutto soggettiva e ininfluente ai fini della valutazione, che, se estrapolata dal contesto e analizzata a semplice livello di performance, è senza alcun dubbio pari a quella dei restanti membri del gruppo. Davvero minuzioso il lavoro delle chitarre, specie quella solista di Arcu, che cesella riff e assoli convincenti e mai particolarmente invasivi; buona la sezione ritmica, anche se in qualche frangente la batteria dà l’impressione di non avere il tiro sufficiente a far decollare il pezzo. Il livello qualitativo è medio alto, con il maggior picco di gradimento raggiunto dal poderoso up-tempo “Keep Screaming”, che, dopo un incipit à la Star Rats, ha un incedere quadrato sino all’ossessivo chorus, veramente difficile da rimuovere dalla testa. Meno efficace è invece la conclusiva semi-ballad “(Something To) Kill The Pain”, dalla struttura troppo intricata, e un’andatura macchinosa che appesantisce ulteriormente gli oltre sei minuti di durata. La prova dei Garden Of Eden nel complesso è più che positiva, e il mini-cd un episodio che merita attenzione e che invoglia l’ascoltatore a sperimentare l’effetto live delle canzoni presentate. Se in futuro sapranno lavorare a dovere su alcuni aspetti fondamentali come la melodia e la resa dei refrain, sulla scia delle ottime Keep Screaming” e Never Trust A Woman” (con un “marcissimo” Jany James davvero sopra le righe), potrebbero stupire. Da segnalare il contributo di Helder Stefanini dietro alla console, e l’allettante booklet, completo di foto e tutti i testi.

Doverosa precisazione: uno dei membri del gruppo è un nostro collaboratore, e così anche le malelingue sono servite!

 

 Voto: 

 

 

Stefano Gottardi

 

 

 

 

punto elenco

Track list

  1. Can't Stand It

  2. Aperitive

  3. Artificial Moon

  4. Keep Screaming

  5. Never Trust A Woman

  6. (Something To) Kill The Pain

punto elenco Website url

gardenofeden.it

myspace.com/gardenofedenmusic 

 

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