|
||||||
|
La pubblicazione del sorprendente Black Signs, primo full-length targato Fuoriuso, è stata l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con Holly, Rig, Lucky e Van Toxic, e per presentarvi una band che vale la pena tenere d’occhio.
Ciao ragazzi, vi va di raccontare brevemente la vostra storia?
Siamo nati nel lontano1995 e da allora non abbiamo mai smesso di crescere. Contrariamente alle regole del mercato, non abbiamo perso tempo a fare cover fini a se stesse solo per ottenere qualche data in più, preferendo proseguire per la nostra strada, ben consci che il più delle volte sarebbe stata in salita. Dopo aver registrato una quantità industriale di demo, alcuni veramente merdosi, siamo finalmente qui - a quasi 12 anni dalla nascita del gruppo - a parlare di un nostro full-length. Alle cover band non capita spesso di fare interviste del genere, no?
Raccontateci cosa c’è dietro a Black Signs.
Il disco è nato piuttosto velocemente circa un anno e mezzo fa, al contrario per realizzarlo i tempi sono stati un briciolo più lunghi. Il nostro ultimo ep, Hell Is Better Than All, ci aveva dato un po’ di visibilità, permettendoci di uscire dall’anonimato e gridare al mondo: “ci siamo anche noi”! Le critiche erano state molto positive e sapevamo benissimo che con il nuovo album tutti ci avrebbero aspettato al varco, e pure per noi rappresentava una sfida, perché dovevamo riuscire a dare un degno successore a H.I.B.T.A. Abbiamo fatto le cose con calma - forse anche troppa - registrando addirittura 14 pezzi nella nostra sala di incisione improvvisata, poi a lavoro ultimato ci è toccato scegliere quali brani escludere: inutile dire che non è stata una scelta semplice, ognuno di noi aveva delle canzoni a cui era più affezionato e doverle eliminare non è stato facile.
E poi?
Decisi i pezzi siamo andati ai Solid Groove/PR Studio a registrare con l’aiuto di Yonathan Ruckman, un bravissimo fonico con cui avevamo già lavorato in precedenza; questa volta abbiamo deciso di non avvalerci di un produttore: non volevamo seguire nessuno se non le nostre idee. Siamo rimasti chiusi in studio 10 ore al giorno per tre settimane e quando siamo usciti eravamo veramente cotti!!!
A quel punto mancava solo un contratto…
Sì, con il master in mano è partita la trafila comune a tutti i gruppi: centinaia di copie spedite ai responsabili delle case discografiche. Ci hanno risposto in molti e abbiamo valutato attentamente quella che per noi sembrava l’offerta migliore. Alla fine è stata presa la decisione di firmare per la Sweet Poison Records, una sottoetichetta della Fuel Records (entrambe del gruppo Self): ora abbiamo addirittura un manager, Simone della Gatti Promotions, che si “smazza tutti gli scazzi” al posto nostro!
Che cosa vi aspettate da Black Signs?
Il futuro di questo Black Signs è ancora tutto da scrivere, noi ovviamente ci crediamo molto. Le prime recensioni sono davvero ottime, perciò non ci resta che aspettare e vedere come andranno le vendite.
Quali sono le vostre influenze e di cosa parlano i vostri testi?
Come già detto l’album è nato abbastanza di getto e come sempre tutto partiva da un riff o una melodia portata in sala prove, dove veniva stravolta e arrangiata in “Fuoriuso style”. Riguardo le influenze, sono le solite che credo abbiano avuto una certa importanza per chiunque faccia questo stesso genere: a un certo punto della propria esistenza uno decide di prendere in mano una chitarra e di suonare del fottutissimo rock! Riguardo ai testi, cerchiamo di non caricarli di contenuti “troppo seri” perché di rompimenti è già piena la vita di tutti i giorni. La nostra musica e i nostri testi non nascono per cambiare il mondo o lanciare chissà quale messaggio, questo lo lasciamo fare a chi è più portato di noi… Vogliamo solo poter divertire chi ci ascolta e ci segue!!!
Che cosa è successo con il vostro storico batterista TnT?
Riguardo all’abbandono di TnT diciamo solo che purtroppo anche nelle coppie più affiatate si creano problemi ed incomprensioni: quando la magia finisce è inutile continuare a fingere di amarsi ancora. Fortunatamente dopo aver sostenuto dei provini con una decina di batteristi, direttamente dalla death metal band Evil Bards è arrivato Rig, che è stato pure il nostro drumtech nel 2003. È un vero animale da palco! Colgo l'occasione per precisare che Rig non è un session man, ma un FUORIUSO al 100%.
Sul disco c’è una canzone dall’emblematico titolo “Fuck The World”. Anche io sono solito utilizzare l’espressione “fanculo il mondo”: è questo il suo significato?
No, è un inno contro tutti quelli che cercano di metterti i bastoni fra le ruote, di chiuderti la porta in faccia... per non darti mai una cazzo di opportunità! “Fuck The World” non è intesa come “fanculo il mondo”, ma come “fotti il mondo”, “non farti fottere”, “fotti prima di essere fottuto…”! Questa frase si può adattare ad ogni occasione, ad ogni situazione e ognuno può interpretarla nel modo che preferisce.
|
|
|
Copyright Roxx Zone - All rights reserved |