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Gli Enuff Z’Nuff sono il classico gruppo che si ama o che si odia, difficile collocarli nel mezzo. Troppo particolari e retrò, con quel sound ispirato da vecchie glorie come Beatles e Cheap Trick, quella voce così strana e quel look decisamente glam (che a questo punto della loro carriera avevano comunque già abbandonato), per piacere a tutti. È incredibile se si pensa che questa band, nel bene e (soprattutto) nel male, è ancora attiva oggi, fra cambi di line-up, problemi di alcolismo e droga e tragedie più o meno grandi. Questo lavoro, il terzo della loro discografia, uscì nel 1993, quando il grunge aveva ormai soppiantato il fenomeno hair metal e la prima etichetta del quartetto, la Atco, gli aveva rifilato una bella pedata in culo, spingendoli verso una casa discografica non troppo esperta con il genere da loro proposto, la Arista Records. I guai non mancarono: lo straordinario batterista Vic Foxx diede il benservito ai suoi compagni all’indomani della conclusione delle registrazioni di questo album, preferendo entrare nel gruppo solista di Vince Neil. Pur con il virtuoso chitarrista Derek Frigo prossimo a seguire la strada di Foxx, i “fratellini” Donnie Vie e Chip Znuff non si arresero, forti di un lavoro che non ha nulla da invidiare all’acclamato e omonimo debutto, dal quale - almeno in parte - prende stilisticamente le distanze. Questa volta il sound è più heavy, sperimentale se vogliamo, con quei sax che fanno capolino nell’opener “Superstitious” e nella robusta e ossessionante “Master Of Pain”. Non mancano le ballate rubacuori, “Innocence”, che parla di una ragazza che sta diventando donna, e “Right By Your Side”, che come suggerisce il titolo è la classica power ballad anni ’80, né le caratteristiche pop metal song che hanno fatto la fortuna del combo americano. “One Step Closer To You” è senza dubbio uno dei migliori brani mai firmati dai due Beatles-wannabe, la psichedelica “Takin’ A Ride”, su cui suona anche Slash (incredibilmente non menzionato nei ringraziamenti), uno dei più strani. Da brividi la tripletta finale: “The Love Train” è un fiammante old style rock and roll introdotto dal piano, “Mary Anne Lost Her Baby” una canzone dal testo profondo che affronta un tema difficile come l’aborto, mentre la conclusiva “Rock N World” è il perfetto pezzo di chiusura, che riassume un po’ tutte le particolarità di una band che, purtroppo, non ci sarà più modo di sentire esprimersi a questi livelli.
Voto:
Stefano Gottardi
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