È difficile parlare di Enuff Z'Nuff in questo periodo: infatti il gruppo, dopo la perdita del chitarrista Derek Frigo, avvenuta nel 2004, lo scorso ottobre ha dovuto affrontare anche la scomparsa del batterista Ricky Parent. Ma torniamo un po' indietro con gli anni e fermiamoci al 1991, quando uscì quello che, assieme al successivo Animals With Human Intelligence, è il miglior capitolo della loro folta discografia. Strength è il secondo album ed esce dopo il successo del debutto omonimo; la band è senza dubbio maturata e le influenze beatlesiane si sono decisamente accentuate. Il disco è aperto dalla frizzante "Heaven Or Hell", corredata da un ritornello appiccicoso e opener di ogni concerto del gruppo, mentre la successiva "Missing You" è un'intensa semi-ballad blues. Ottima anche la struggente "Strength", nella quale la band inserisce un bell'assolo di violino eseguito da Johnny Frigo (il padre di Derek), piacevole la dinamica "In Crowd", ma è la successiva "Holly Wood Ya" a rappresentare uno dei highlights del platter, grazie ad uno splendido refrain debitore ai Fab Four e ad una grande prova dietro al microfono di Donnie Vie. Il cantante, dotato di una voce nasale che ricorda quella del meno noto Elvis (Costello), rappresenta una delle caratteristiche principali della band, oltre alle già citate influenze beatlesiane. Riuscitissima anche "The World Is A Gutter", ottimo esempio di hard rock di classe, mentre la power ballad "Goodbye", assieme a "Blue Island", rappresenta al meglio il lato romantico degli Enuff Z'Nuff. La breve ma scatenata "Long Way To Go" fa da preludio al pezzo più riuscito dell'album, ovvero "Mother's Eyes", in cui il contrasto tra il riff dissonante della chitarra e la melodia iper melodica del cantato è assolutamente irresistibile, per poi dar vita ad un refrain godibilissimo. Notevoli pure l'ossessiva "Baby Loves You" e "Something For Free", ennesime gemme di un rock sempre ispirato, che fa della melodia la carta vincente. Enuff Z' Nuff: il lato romantico dell'hard rock.