Dieci. Nel calcio, il numero dei fuoriclasse, quelli che sono
capaci di starsene in disparte per la maggior parte dell’incontro e poi ad un
tratto, come un fulmine a ciel sereno, ti regalano l’opera d’arte, il lampo di
genio che illumina la loro prestazione. Così nel calcio come nella musica.
Parliamoci chiaro, 10-4=6. Ovvero, tolti 4 pezzi di cui in seguito tesserò le
lodi, quest’album naviga intorno alla sufficienza, svolge il suo compitino e
nulla più. Quando però apri le danze con un brano come “There Goes My Heart”
(inevitabilmente best song),
che sembra un pezzo inedito di “A Hard Day’s Night” che manco vi sto a dire di
chi è perchè spero lo sappiate tutti… be’, a quel punto ti si possono perdonare
anche tre o quattro canzoni deboli consecutive. Cosa che comunque non è
necessaria perché “Your Hearts No Good…” è come un calcio di punizione che si
infila nel sette: incantevole. L’aria di “All Right” potrebbe tranquillamente
esser stata sussurrata nelle orecchie di Chip e Donnie da Paul McCartney tanto è
magica l’atmosfera che si crea durante l’ascolto, da brividi. L’altro colpo di
tacco o rovesciata se preferite è sicuramente “Holiday”, dove sono ancora i “Fab
Four” a fare capolino; sarò ripetitivo ma ritengo che termine di paragone più
azzeccato non ci sia per far capire la caratura delle canzoni in questione. Ci
tengo comunque a precisare che anche le altre song sono di buona fattura, messe
però al cospetto dei piccoli capolavori appena menzionati impallidiscono, come
il difensore che si vede arrivare il temuto campione palla al piede. Scende in
campo la classe, suonano gli Enuff Z’Nuff.