DEF LEPPARD
-
Songs From The Sparkle Lounge
-
2008
(Bludgeon
Riffola/Mercury)
Come
ormai tradizione i Def Leppard si sono presi tutto il tempo necessario per la
realizzazione del nuovo album e nel mentre hanno impiegato le proprie energie
nella promozione dei due Best Of (uno per il mercato europeo ed uno per quello
americano) e nella raccolta di cover anni ‘70 (Yeah!) uscita nel 2006. Come se
ciò non bastasse, la band si è dedicata ad un vero e proprio rilancio della
propria immagine attraverso una interminabile attività live che prosegue
praticamente ininterrotta dal 2002. Diciamo che alla faccia dei loro cinquant’anni
i cinque di Sheffield sono in una forma fisico-tecnica invidiabile (fatta
eccezione per l’oramai cronica pancetta di Joe) e “Go” ne dà subito
dimostrazione, introducendo il nuovo lavoro con il martellante ed inconfondibile
drumming di Rick Allen. Una song dal suono deciso, grosso ed arrabbiato come
raramente avevamo sentito: moderno ma allo stesso tempo familiare. “Nine Lives”
è il primo singolo estratto e sembra veramente perfetto per scalare le
classifiche (soprattutto quelle statunitensi) grazie ad uno dei soliti
ritornelli di grande presa e ad un accattivante duetto con la country star Tim
McGraw. “C’mon C’mon” con il proprio incalzante incedere ricorda a tutti come i
Mott the Hoople ed i T-Rex siano stati spesso fonte di ispirazione per i cinque
ragazzi inglesi. L’unica pausa dell’intero disco è concessa dalla malinconica
ballata “Love”, un piccolo tributo reso agli amici Queen. “Tomorrow”, tra gli
episodi meglio riusciti del cd, concretizza quanto di buono “Thorn To Shred” dal
precedente album aveva solo accennato, mentre il basso pulsante di Savage
introduce la dura “Cruise Control”, che pesca molto da quel poco di buono che
“Work It Out” aveva fatto sentire sul traumatico Slang. La nuova rotta del
gruppo sembra essere stata definitivamente tracciata, facendo registrare una
decisa sterzata verso un power pop-rock che nulla o quasi ha a che vedere con
l’irripetibile trittico Pyromania-Hysteria-Adrenalize, ma che mantiene comunque
inalterato e percettibile il trademark tipico del Leopardo Sordo. Tanto per
ribadire questo concetto “Hallucinate” sfodera un altro refrain che coinvolge
fin dal primo ascolto, su cui le chitarre di Phil e Vivian ricamano i propri
inconfondibili fraseggi. Su discreti livelli si muove la melodica “Only The Good
Die Young”, mentre di vero e proprio rock and roll dobbiamo parlare per la
veloce “Bad Actress”. “Come Undone” ripropone uno schema caro ai Def che
riescono, grazie alla consueta maestria nell’uso dei cori, a risollevare le
sorti di un brano altrimenti sottotono. “Gotta Let It Go” chiude alla grande
rispolverando, non solo nel titolo, le sonorità dei primi dischi. Un album che,
pur non facendo gridare al miracolo, conferma l’innegabile propensione pop di
una band capace di creare sempre melodie vincenti, accattivanti ed al passo con
i tempi. Un lavoro trasversale, che distilla sapientemente le cose migliori
tratte delle ultime fatiche del combo inglese, con una sana spruzzata di
modernismo che potrà sicuramente piacere a tutte le generazioni che questo
gruppo ha incrociato nel corso della sua quasi trentennale carriera. Un ritorno
di tutto rispetto.