Nirvana, Pearl Jam, Stone Temple Pilots, Alice In Chains: questi i nomi che
dominano la scena musicale degli anni ‘90. Il grunge fa tendenza e da genere
alternativo diventa musica da classifica. I Def Lepard, come altre band hard
rock, si trovano davanti ad un bivio: continuare con il passato o tentare di
seguire la moda. Purtroppo scelgono questa seconda strada in maniera coraggiosa,
sfornando un album che sicuramente centra l’obbiettivo avvicinandosi molto al
grunge, ma che fa perdere loro consensi di critica e pubblico. Il cd è preceduto
dal singolo omonimo, una sorta di mix tra le sonorità cupe e decadenti che
caratterizzeranno l’intero disco e la voglia di scrivere un brano da classifica.
Attraverso l’intero lavoro si alternano canzoni lente e tremendamente
malinconiche a sferzate di chitarre elettriche; via tutti i fronzoli degli
iper-prodotti Hysteria ed Adrenalize e largo a suoni grezzi, essenziali e
sporchi. “Work It Out” è il primo pezzo che vede partecipare attivamente nel
ruolo di songwriter il nuovo chitarrista Vivian Campbell, dal 1992 sostituto del
compianto Steve Clark. “All I Want Is Everything”, terzo singolo estratto, è una
ballata dai toni tristi ben lontana dagli standard a cui i Leppard ci avevano
abituato in passato. “Gift Of Flesh” è in assoluto la canzone più dura scritta
in tutta la loro carriera, ed impressiona per il muro sonoro a cui ci mette di
fronte: chitarre al massimo, suoni ruvidi e acidi. Nessun episodio riesce ad
emergere; “Turn To Dust” in cui si mescolano metal ad atmosfere arabeggianti e “Truth?”
sono tra i brani più duri, mentre “Breathe A Sigh”, “Blood Runs Cold” e “Where
Does Love Go When It Dies” si rivelano lenti e di scarsissima presa. I fan non
apprezzano una svolta così clamorosa ed inaspettata, tanto che anche il
successivo tour di supporto avrà scarso seguito di pubblico. Un passo falso per
i ragazzi di Sheffield che negli anni a seguire pagheranno caro questo azzardo,
faticando non poco a ritrovare il bandolo della matassa.