Vi dice
niente il nome Odin? È quella band che nel celebre documentario sulla scena hair
metal 80iana diretto da
Penelope
Spheeris nel 1988, The Decline Of Western
Civiliziation part II: The Metal Years, si augurava di
diventare più famosa e ricca dei Doors. Purtroppo per loro, la storia racconta
una verità ben diversa, anche se il chitarrista Jeff Duncan è arrivato sino alla
corte dei più fortunati Armored Saint. Quasi 20 anni dopo, Jeff, che qui si
occupa anche delle parti vocali, e suo fratello Shawn (batteria), si ritrovano
nello stesso gruppo assieme all’altro fratello Matt al basso e
Rowan Robertson (Dio) alla sei corde. I DC4, giunti con Explode
alla seconda fatica da studio, fanno capire sin dalle prime note della
title-track che qui non si scherza: chitarre ruggenti (il differente approccio
dei due axeman si rivela decisamente funzionale e complementare e gli assoli
sono il vero valore aggiunto), una sezione ritmica devastante e vocals
altrettanto potenti, seppure - a volte - la sensazione è che la voce sia un po’
troppo monocorde. La produzione dal taglio moderno, curata da Joey Vera (Armored
Saint, Fates Warning), può confondere un po’ le idee sulla direzione musicale,
ma il songwriting di questa band ha le sue radici saldamente piantate nelle
influenze 70iane dei quattro (Van Halen, Black Sabbath). Altri due brani
assolutamente quadrati,“Rock And Roll Disease” ed “Experiment”, fanno da
perfetto apripista a “God Complex”, che ricorda un po’ lo stile dell’ultimo Ozzy.
Decisamente heavy anche la successiva “Cabin Fever”, mentre “This Is What You
Wanted” è un mid-tempo più cupo caratterizzato da un incedere cadenzato e un
ritornello di facile presa, che fa pensare agli Angel Dust (periodo
Enlighten The Darkness). Pesantissima anche “Candy
Caine”,
che parla della dipendenza dalla cocaina (i testi dei DC4sono tutto fuorchè
banali), mentre “Long
Hard Road To Lost”
riporta il sound su binari più spiccatamente hard rock.
“Disturbed”
è la penultima mazzata sulle gengive, “Hate
Parade”
chiude in maniera rilassata e inattesa un disco soddisfacente sotto molti
aspetti.