CRYSTAL PISTOL + KORITNI + LESTER AND THE LANDSLIDE
LADIES
07/10/2007 - People of Art, S. Damaso (Mo)
Report
di Stefano Gottardi, foto di Patrizia
Cogliati - Musicphoto.it
Primo tour europeo e, di conseguenza, prima calata italica per i Crystal Pistol,
che questa sera terranno il loro secondo concerto dopo quello di Milano del
giorno precedente. Arrivo a San Damaso in compagnia dei colleghi Patrizia e
Alessandro soltanto pochi minuti prima che si aprano le porte del People Of Art.
Giusto il tempo di una birra che l’inconfondibile sagoma del “nostro” Lester D.
Greenowsky fa capolino sopra al scenico: tocca ai suoi Landslide Ladies aprire
le danze; la band emiliana presenta una formazione del tutto rinnovata che vede,
oltre al sopraccitato singer, Vinn Q. Lee Ray e Dave Colera alle chitarre,
Frankie "Pelio" Peloso al basso, e Joe Embolus dietro alle pelli. Il gruppo
gioca in casa e ci tiene a fare bella figura, nonostante i tempi strettissimi
(poco più di mezzora per loro) e sciorina, uno dopo l’altro, i suoi cavalli di
battaglia, fra i quali spiccano canzoni come le divertentissime “Anyway” e
“Sweet Lady Dynamite”, ascoltate sul’ep di recente pubblicazione. Il quintetto
sembra affiatato e pronto a fare ben parlare di sé; Lester tenta invano di far
avvicinare il timido pubblico del People, probabilmente ancora un po’ freddo e
intento a scambiarsi i saluti di rito, tuttavia la gente decide di scaldarsi le
mani e non nega applausi alla sua simpatica ciurma, la cui prova va sicuramente
letta in chiave positiva.
Il
tempo di un drink e una sigaretta che ecco sbucare dal nulla gli australiani
Koritni: ricordo di avere recensito senza esaltarmi troppo il disco del
precedente gruppo del cantante Lex, Green Dollar Colour, un paio di anni fa e
quindi di non essermi per nulla interessato al suo nuovo progetto. Devo però
ammettere che l’attacco killer di “Dirty Letter”, opener proprio del debut dei
GDC, riesce a catturare la mia attenzione e mi convince a rimanere ad ascoltare
il resto della performance, al contrario di buona parte del pubblico che
preferisce attendere l’headliner altrove (leggi fuori a fumare). Chi ha pensato
bene di restare dentro al locale si è goduto un’esibizione fiammante, costituita
da molti brani di Lady Luck, album di debutto dei Koritni, e qualche vecchia
song dei sopraccitati GDC.
Imperdibili le cover: "(I've Had) The Time Of My Life" di fama Dirty Dancing,
riproposta in chiave rock, “Livin’ After Midnight” dei Judas Priest e “Monkey
Business” degli Skid Row.
Davvero positiva la loro prova, con quattordici canzoni di hard rock 80iano
figlie di Guns N’ Roses, AC/DC e Aerosmith cariche di energia, suonate benissimo
e con un tiro pazzesco. Promossi sotto ad ogni aspetto.
Dopo
un rapido cambio palco, alle 23:45 fanno la loro comparsa on stage gli
attesissimi headliner: se spesso il combo canadese è stato paragonato ai Guns N’
Roses, ecco che “Locomotive” diventa la loro “Nightrain” e dà il via ad un
concerto dinamitardo. Il secondo pezzo è l’opener del debut album datato 2005,
“Watch You Bleed”, altro infuocato brano perfetto per la sede live; a quel punto
il buon Mik Ireland, con fare birichino, annuncia che la prossima canzone parla
di cocaina: parte così “Line It Up” a cui fanno seguito due pezzi nuovi di zecca
contenuti nell’ep di recente realizzazione: “I Got It Wrong” e “Serpentine River”,
che dà il titolo al lavoro. L’impressione è che la band abbia deciso di
ripartire da dove si è fermata due anni prima, orientandosi su sonorità in linea
con quanto ascoltato sull’omonimo disco. Canzoni brevi, pillole di rock and roll
della durata di poco più di due minuti, assoli minimali, tanta carica,
coinvolgimento, sudore, energia, doti tecniche ridotte al minimo indispensabile:
questo, in sintesi, lo show dei Crystal Pistol. Se qualcuno dovesse domandarmi
che cos’è lo sleaze, risponderei senza indugi Mik Ireland. Quest’uomo è la
perfetta incarnazione di questa definizione: sputa, bestemmia, rotea il
microfono incurante dell’incolumità dei suoi bandmate (facendolo cadere a terra
diverse volte) e rischiando in più occasioni di strangolarsi con il cavo dello
stesso. Un vero idolo! Mano a mano che i minuti scorrono, l’atmosfera si fa
sempre più rovente: la ruffianissima “XXIII” fa cantare un pubblico partecipe e
divertito; “Bayou “ è un altro dei brani nuovi; “All The Freaks” ed una serie di
pezzi un po’ anonimi portano ad un altro dei punti forti del repertorio, “Live
Fast”. Una folla in delirio canta a squarciagola uno dei ritornelli più
coinvolgenti, che Ireland concede ai suoi fedeli fan allungando il microfono.
Alcuni problemi tecnici si abbattono sul drum kit di Dave Troutman e il motivo
di questo piccolo incidente è tanto semplice quanto scontato: “Everybody hate
you when you loooove rock ‘n’ roooooooooll!!!”. Quando questo grido rimbalza da
sopra il palcoscenico sino in mezzo al pubblico, è chiaro come “Rockstar” sia il
brano più conosciuto e amato del quintetto canadese. Proposta anche la propria
hit, dopo un breve saluto il gruppo si ritira nel retro; quando tutti si
aspettano un bis la sagoma di Brian Bresset (memorabile il suo look alla Arancia
Meccanica) compare sullo stage ma non per suonare ancora, bensì… per cercare di
smerciare un po’ di merchandise! Anche questa mossa si rivela vincente, perché
il chitarrista viene letteralmente assalito dalla gente che tenta di
accaparrarsi il proprio gadget preferito, a ricordo di una piacevolissima serata
trascorsa ascoltando buona musica, in un locale che permette di godersi appieno
lo show. Nel giro di poco tempo il People si svuota, del resto è quasi l’una di
notte e il giorno dopo si deve pur tornare al lavoro e alla vita di sempre. In
definitiva un gran bello spettacolo, peccato per la setlist ridotta dei Crystal
Pistol (solo 45 minuti per loro) e la mancanza di gioielli del calibro di
“Salt Of The Earth”, “No Fun City” e, soprattutto, “Teenage
Parasite”.
Pazienza, sarà per la prossima volta.