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Ottimo esordio per il giovane quartetto di Udine Crow Jail Alley, che in sole cinque canzoni dimostra già di essere un gruppo coeso e con enormi potenzialità di crescita. Il sound è quello tipico del migliore southern rock alla Black Crowes, con strizzatine d’occhio, sparse intelligentemente qua e là, ai più classici Aerosmith, Led Zeppelin e Lynyrd Skynyrd. Perfetta la scelta di “Master Of Ceremonies” come opener, con il suo intro asciutto e potente, un gran lavoro di chitarra e soprattutto una gradevole vena di malinconia nella voce di Fabio Carpenedo: tanto per creare il mood giusto nelle orecchie e, soprattutto, nel cuore dell’ascoltatore. La registrazione live in presa diretta mette bene in evidenza il sound sporco e tirato di tutti gli strumenti, anche se chi sembra giovarsene di più è il basso di Fabio Sant, che su “Can Lose My Soul” dà prova di grandi doti tecniche. Nonostante il livello rimanga comunque altissimo, l’unica pecca è quella di aver lasciato in secondo piano, forse per scelta, il volume della batteria, troppo spesso coperta da voce e chitarra (su tutte “The Things That You Can’t Say” e “Back To Devil’s Land”). Da segnalare ancora la lenta “Away”, sicuramente il brano migliore, in cui il chitarrista Andrea Mauro veste i panni del guitar hero e si cimenta in un infinito quanto meraviglioso assolo.

Potenzialmente classici! 



 

 Voto: 

 

 

Daniele Marinelli

 

punto elenco

Track list

  1. Master Of Ceremonies

  2. The Things That You Can’t Say

  3. I Can Lose My Soul

  4. Away

  5. Back To Devil’s Land

punto elenco Website url

www.crowjailalley.it

www.myspace.com/crowjailalley

 

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