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E che c’entrano i Crimson Glory in questa sede? So di per certo che sarà questa la domanda che vi farete leggendo la recensione, ma Strange And Beautiful resta un disco meritevole di assoluta attenzione. Sappiamo tutti la storia di questa band unica, capace di sfornare due capolavori dell’heavy metal mondiale come Crimson Glory (1986) e Trascendence (1988), due dischi contraddistinti da un sound di chiara matrice heavy, molto teatrale ed epico nell’interpretazione, con richiami al prog di band come i Queensryche e marchiato a fuoco dalla splendida voce di un cantante spettacolare come Midnight. Nel 1991, però, il gruppo esce con questo disco che di heavy metal ha poco o niente. Il sound vira drasticamente verso un hard rock influenzato in primis dai Led Zeppelin, ma anche da tutto il frangente melodic rock americano degli anni ’80. Sinceramente non conosco il motivo di questa imprevista svolta, che tra l’altro segnò inesorabilmente la fine del gruppo, ma posso con tutta franchezza affermare che la band ci seppe fare alla grande muovendosi con assoluta maestria in un territorio musicale apparentemente poco congeniale. La title track apre le danze con un riffone che più Led non si può, sovrastato dai caratteristici acuti di un Midnight ispiratissimo, cori molto efficaci e chitarre sempre trascinanti,veramente un gran pezzo. A seguire troviamo “Promise Land”, song anch’essa altamente coinvolgente nel suo incedere, a metà tra l’hard americano ed i Queensryche di Empire e con dei cori sempre presenti e ben bilanciati. Si arriva così alla prima ballad del disco: “Love And Dreams” è un pezzo da infarto, tutta chitarra acustica, voce e cori, così semplice nella sua struttura ma dannatamente bello ed emozionante. Un vero crocevia tra i ’70 e gli ’80. La song da classifica si chiama “The Chant”, singolo dell’album e pezzo che più si avvicina all’hard americano con un andamento in stile Winger, chitarre ben presenti, soliti cori efficaci ed un ritornello che ti rimane stampato in testa da subito. Molto simile anche la seguente “Dance On Fire” con un incedere molto Extreme, mentre “Song For Angels” rappresenta la seconda ballad: introdotta da piano, voce e chitarra acustica, la canzone risulta essere più in linea con i dettami dell’hard americano del periodo e leggermente inferiore alla precedente, anche se comunque molto coinvolgente. Ancora influenze tipicamente zeppeliniane per “In The Mood” e “Starchamber”, mentre con “Deep Inside Your Heart” e “Far Away” la band si mantiene su ottimi livelli scoprendo anche qualche influenza aor. “Make You Love Me”, hard americano guitar-oriented con dei bei cori soul femminili e spruzzate funk qua e là, chiude un album molto ben riuscito, che se fosse stato pubblicato da una band tipicamente hard rock come i Winger, i Mr.Big oppure gli Extreme avrebbe riscosso sicuramente un successo notevole. Una gemma di rara bellezza da riscoprire. Voto:
Mario Grasso
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