La
pubblicazione del singolo Heroes Are Forever, avvenuta lo scorso Gennaio, ha
fatto ottenere al combo svedese una serie di critiche positive da una parte
all’altra del globo; nel frattempo la Swedmetal Records ha sfruttato l’attesa
creatasi attorno al debut album Loud Minority mettendo sul mercato un altro
singolo di successo, Want It. Questi due assaggi hanno permesso ai Crazy Lixx di
far circolare il proprio nome fra addetti ai lavori e semplici ascoltatori, che
nella maggior parte dei casi hanno apprezzato l’hair metal spudoratamente 80iano
del quartetto di Stoccolma. Il disco si muove sui medesimi territori: l’opener
“Hell Or High Water” fa pensare ai migliori Skid Row e mette in mostra l’abilità
vocale del singer Danny Rexon, un mix fra Sebastian Bach e
Rick Hughes (Saints & Sinners). La successiva “Dr. Hollywood” combina alla
perfezione elementi propri di storiche party band come Warrant e Danger Danger,
dimostrando che l’originalità non è uno dei punti di forza di questo lavoro, al
contrario del songwriting, vera arma vincente. Essenziale e appassionato il
chitarrismo: la sensazione è che l’axeman Vic Zino sia dotato di buon gusto e
tecnica e proprio per questo i brani avrebbero meritato assoli maggiormente
lunghi e articolati. Ecco il pelo nell’uovo, se proprio vogliamo trovarlo. Per
il resto, una manciata di canzoni da urlo (a quelle finora menzionate bisogna
senz’altro aggiungere le iper melodiche “Death Row”, “Love On The Run” e “Do Or
Die”, e la power ballad “The Gamble”) e un’atmosfera festaiola degna di quelle
respirabili sui lavori di Bangalore Choir, Bon Jovi, Hardline, Warrant e Trixter,
fanno di Loud Minority un disco da possedere. Eccellente la produzione curata
dal solito Chris Laney. Buona la prima!