Report di Luca Driol e
Stefano Gottardi, foto di Patrizia Cogliati
La serata del sabato al Pegorock è ancora una volta dedicata al
rock’n’roll più sleaze e selvaggio: se un anno fa i Long Gone
Losers aprivano le danze alle toste rocker svedesi Crucified
Barbara, questa volta il compito non è da meno, dato che
l’attrazione principale sono i Crashdïet.
Dolo l’intro “Long Gone Losers” degli Hellacopters (quella della
band mantovana è una vera e propria devozione) è un nuovo pezzo,
“Stand Up”, a dare inizio ad una serata infuocata. La tensione
accumulata prima dello show (Mr. Hellboy era teso come una corda
di violino!) viene spezzata in un battibaleno e l’energia
profusa dal quartetto attira sotto al grande palco buona parte
dei presenti. Non sono solo i compaesani (il gruppo è di
Pegognaga) ad incitare i rocker mantovani e questa è una
dimostrazione di intelligenza notevole da parte di un pubblico,
quello italiano, spesso indifferente di fronte alle band di casa
nostra. I Long Gone Losers propongono una scaletta piuttosto
simile a quella dell’anno precedente, con diversi brani estratti
dall’ultimo ep, Prisoner In Paradise : “Come Back To Hell”,
purtroppo tagliata a causa della rottura dell’attacco della
tracolla del chitarrista, “Fire On The Highway”, “Lost Inside” e
la title track. Il calore mostrato dalla folla nonostante i
problemi tecnici, spingono il gruppo ad impegnarsi al massimo
delle proprie possibilità. L’apice viene raggiunto quando si
unisce a loro Deadend, chitarrista dei torinesi Hollywood
Killerz, per la cover della famosissima “Get It On” dei
Turbonegro (scena vista anche lo scorso anno quando si presentò
l’ascia degli Slapsticks Raimundo). Una buona prova, con il
cantante/chitarrista Mr. Hellboy sugli scudi, minata purtroppo
da una resa sonora non proprio impeccabile, ma siamo sicuri che
i LGL avranno altre opportunità per dimostrare appieno il
proprio valore. (Stefano Gottardi)
Dopo l’esibizione dei Long Gone Losers, tocca ai Crashdïet,
band autrice di due album di incredibile sleaze metal e ormai
tra i gruppi di punta di tutta la scena rock svedese, infiammare
le assi del grande palco del Pegorock. Certo, l’evento è
gratuito ed è sabato, ma fa comunque piacere constatare una così
ampia partecipazione di pubblico, che, diversi minuti prima
dall’inizio del concerto, risulta già selvaggiamente assiepato
sotto il palco. Parte l’intro e fanno il loro ingresso i quattro
svedesi, sommersi dalle urla dei presenti. Com’era lecito
attendersi, tocca ad “In The Raw”, opener del secondo e per ora
ultimo album Unattractive Revolution, aprire le danze e sono in
molti a cantare assieme a Olliver Twisted questo ed i successivi
pezzi. Mi vorrei subito soffermare sulla prestazione del
vocalist che è stata l’unica grande pecca della serata: se in
studio il singer risulta credibile senza far rimpiangere troppo
il compianto Dave Lepard, dal vivo le cose cambiano purtroppo
drasticamente, arrivando ad una seconda metà di concerto a
livelli quasi imbarazzanti. E non bastano il faccino da schiaffi
e l’ottima presenza on stage a salvare l’ultimo arrivato da un
giudizio negativo. Fortunatamente uno smodato utilizzo del delay
e l’aiuto dei compagni ai cori salvano parzialmente la
componente canora dello show. Bravo l’axeman Martin Sweet a
condire ogni brano con semplici ma efficacissimi assoli, con
quel tocco à la
Slash che non guasta mai, così come la solida
sezione ritmica composta dalla potenza di Eric Young ai tamburi
e dalla precisione di Petra… ehm… Peter London al basso. Il
pubblico è in delirio e ciò risulta assolutamente normale vista
la qualità dei pezzi proposti: ai presenti viene infatti offerto
un esaustivo greatest hits del per ora esiguo repertorio del
gruppo, tra cui spiccano la divertente “Die Another Day”, le
anthemiche “Falling Rain” e “Breakin’ The Chainz”, nonchè l’inno
“It’s a Miracle”, guastate però, in parte, dalla prestazione di
Olliver. Augurandoci che la band corra presto ai ripari per
rimediare a questo aspetto negativo, non possiamo far altro che
attendere un altro passaggio dei Crashdïet
dalle nostre parti. (Luca Driol)
Un applauso enorme ai ragazzi del
Gruppo Giovani Pegorock che quest’anno si sono completamente
autofinanziati e sono riusciti lo stesso a proporre un festival
con la F maiuscola: complimenti! Lunga vita al rock’n’roll,
lunga vita al Pegorock!