Capolavoro. Inutile girarci attorno: l’esordio del quartetto svedese è quanto di
più selvaggio, sporco, osceno, vizioso ed estremamente affascinante sia emerso
dalla scena hard rock odierna. Trascurati dalla stampa specializzata italiana,
questi quattro screanzati, frullando sapientemente Hanoi Rocks, Guns N’Roses,
Skid Row e Backyard Babies, nel 2005 ci hanno emozionato. Merito di dieci song
superlative, in bilico, per l’appunto, tra l’hard degli eighties, quello
attuale di stampo scandinavo e certo punk rock. “Knokk ‘Em Down” rappresenta un
valido avvio, ma viene immediatamente bissata dalla successiva “Riot In Everyone”,
ancora più diretta e sfrontata, con un chorus davvero devastante. Il centro
viene raggiunto nuovamente con “Queen Obscene”, in cui l’attitudine selvaggia
non si riduce, ma trova un impianto melodico più sostanzioso e con “Breakin’
The Chainz”, esemplare arena rock dal sorprendente refrain. Le seguenti tre song
sono qualitativamente meno riuscite a livello melodico, ma rappresentano un buon
antipasto per quello che è il capolavoro dell’album: “It’s A Miracle”. Il
pezzo, più pulito e controllato, dopo una cinquantina di secondi sfocia nel
ritornello più accattivante e smaccatamente pop udito negli ultimi 5 anni,
grazie anche all’ottima prova vocale del versatile Dave Lepard (R.I.P). Il
ritmo riprende un’accelerata con l’incalzante “Straight Outta Hell”, mentre il
compito di terminare questa overdose di adrenalina tocca all’eccellente “Back On
Trakk”. C’è poco da aggiungere: a Rest In Sleaze possiamo dare senza timore
l’appellativo di Appetite For Destruction del 2000