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Diciamoci la verità: gli ultimi album dei Cheap Trick, tra depressioni moderniste (l’omonimo del 1997) e tentativi di suonare un rock più classico (Special One), non erano proprio il massimo e i fasti di un tempo sembravano lontanissimi, anche se dal vivo il gruppo fa ancora faville (vedi l’esibizione di 3 anni fa in quel di Como in compagnia di Deep Purple e Status Quo); ma ecco arrivare Rockford, ottimo rimedio contro gli stati depressivi, da assumere vicino e lontano dai pasti. Non ho timori ad affermare che questo è il miglior album dei Cheap Trick degli ultimi 20 anni! Il trittico iniziale è da urlo: “Welcome To The World” sembra essere stata concepita per aprire un album del gruppo di Nielsen, ricorda molto l’urgenza rock di una “Hello There” (1977) ed è già un classico, “Perfect Stranger”, scritta e prodotta assieme al gruppo stesso da Linda Perry (ricordate le 4 Non Blondes?), è uno dei picchi dell’album con quel refrain trascinante, mentre “If It Takes A Lifetime” è un altro pezzo da novanta. “Come On Come On Come On” è più frivola, ma non meno irresistibile, mentre la splendida “O Claire” sembra uscita da un album dei Beatles (ho dovuto accertarmi che non fosse veramente un pezzo dei Fab Four!); ottime anche la successiva “This Time You Got It” e la più dinamica “Give It Away”, mentre la palma di pezzo più strano dell’album spetta decisamente a “One More”, nelle cui strofe Zander sembra parodiare Steven Tyler! “Every Nights And Every Day” è un altro capolavoro, la seguente “Dream The Night Away” una classica ballad alla Cheap Trick, mentre la veloce “Decaf” chiude un album senza cadute di tono. Dopo un disco di tale fattura, spero che i Cheap Trick si decidano a tornare a suonare in Italia: se ciò dovesse succedere, io sarò in prima fila a farmi bombardare dai plettri del buon Rick. Bentornati Cheap Trick!
Voto:
Luca Driol
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