BURNING BLACK
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Prisoners Of Steel
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2008
(Sweet Poison Records/Self)
Quintetto trevigiano attivo da qualche anno e qui alla prova del fuoco con il debut album Prisoners Of Steel edito da Sweet Poison Records. Lo stile affonda le proprie radici nell'heavy più classico degli anni '80, sulla scia di Judas Priest, Iron Maiden e Accept, con una strizzata d'occhio a certo hard rock di stampo americano. Qualche assolo tipicamente maideniano, vocals vagamente alla Paul Di Anno, un drumming preciso e potente, una produzione degna di nota, una vena melodica che non cede mai il passo a virtuosismi di sorta, ed un songwriting di buona fattura. Tutto bene, quindi? Sì e no. Sì quando l'attacco à la Judas Priest di "Hell Is Now" scuote i sensi dell'ascoltatore, sì quando la successiva "Angel Of War" trasmette atmosfere che riportano ai fasti dei gloriosi 80's (chi li ha vissuti sa di cosa stiamo parlando), e sì anche quando la band veneta affonda il colpo offrendo un pezzo come "Angry Machine... Of Love", dagli arrangiamenti molto curati e dalle reminiscenze hard rock. No, purtroppo, quando le canzoni, piano piano, incominciano ad avere meno carte da svelare e il songwriting rivela qualche cedimento a livello di idee. Musicalmente non c'è proprio nulla da contestare ai Burning Black, ma quando l'ispirazione viene meno il rischio è di scivolare nel puro manierismo e trasmettere una sensazione di déjà vu troppo forte. E questo è quello che succede con buona parte delle composizioni. Detto questo, va riconosciuto che per gli amanti dell'heavy metal vecchio stampo Prisoners Of Steel potrebbe essere un disco da tenere in considerazione. Nota di merito per la produzione, a cui abbiamo già fatto accenno qualche riga più su, curata da Tony Fontò (White Skull) e Nick Savio (Hollow Haze).