BUBBLE, Share Pedersen -
Intervista a cura di Fabio Magliano
Per i più, il nome di Share
Pedersen rimarrà indissolubilmente legato a quello delle Vixen, le quattro
“volpi” del Minnesota che a cavallo degli Ottanta e dei Novanta portarono una
sana ventata di sensuale femminilità in una scena hard rock sino ad allora di
marcato stampo maschilista, grazie a due album eccellenti e ruffiani al punto
giusto come Vixen (1988) e Rev It Up (1990). Un’esperienza notevole per la
giovane bassista statunitense, ricca di soddisfazioni, di dischi in classifica,
di singoli in heavy rotation alla radio e su “mamma MTV” e di tour da brividi in
compagnia di Scorpions, Bon Jovi, Aerosmith, Kiss, Ozzy e Billy Idol. Tutte le
cose belle, però, prima o poi finiscono, ed ecco quindi con l’avvento del grunge
le Vixen sciogliersi e le quattro donzelle prendere tutte strade differenti.
Quella della bionda Share la porterà ad esibirsi prima con i Contraband in
compagnia di Michael Schenker e Tracii Guns, quindi a raggiungere il marito Bam
con i Dogs D’Amour, ed infine a formare con il suo consorte i Bubble, rock’n’roll
band autrice nel 2000 di How ‘Bout This e nel 2004 dell’eccellente Rock’n’Roll
Hell. In attesa del nuovo studio album di Share e soci, siamo andati a rovistare
nel presente e soprattutto nel passato di questa poliedrica artista.
Allora,
che cosa sta combinando in questo momento Share Pedersen?
Mmm, credo che la domanda giusta
sia: cosa NON sta combinando! È un periodo molto prolifico per me, mi sto
perfezionando con la chitarra, sto progettando siti internet, dipingo, produco
band... sì, direi che ho trovato il modo di rendere interessante la mia vita 24
ore su 24!
In questo momento la tua
priorità da un punto di vista musicale è rappresentata dai Bubble, band formata
con tuo marito Bam. Cosa ci puoi dire a riguardo?
I Bubble non sono altro che una
band di sfacciato rock’n’roll nata come hai detto tu, da una visione comune
della musica mia e di Bam.
Rispetto al passato, nei Bubble
sei passata dal suonare il basso a cimentarti con voce e chitarra. Come mai
questa scelta?
Devo essere sincera? Perchè in
tutto questo tempo non siamo riusciti a trovare un chitarrista che ci
convincesse a pieno! Mentre per il discorso vocale, beh, ho cantato per anni da
solista, quindi alla fine questa decisione è stata quanto di più naturale
possibile.
Dovendo
descrivere la proposta sonora dei Bubble a chi non vi conosce ancora, che
termini
useresti?
Well, potremmo dire che nella musica dei Bubble i Sex Pistols incontrano gli
Stones in un vicolo oscuro, e qui vengono coinvolti in un frontale con i New
York Dolls. Su questa base musicale si incastra una cantante grezza e sguaiata.
Chi ha avuto
modo di vedervi all’opera dal vivo, ha parlato di show incendiari e altamente
adrenalinici. È proprio così?
La nostra dimensione è fottutamente live. Adoriamo esibirci, siamo nati per
stare su un palco, ed infatti ogni nostro concerto finisce per trasformarsi in
un party selvaggio.
Facciamo un
passo indietro. Share Pedersen deve la sua fama alle Vixen. Che cosa ha
rappresentato questa band, nel contesto della scena rock ottantiana?
Ha rappresentato una sorta di rivoluzione. Con le Vixen la gente ha iniziato a
capire che il rock non era unicamente una questione per soli uomini ma che
poteva esserci del buono anche in una all female band. È vero, eravamo tutte
ragazze, però non abbiamo mai sfruttato questa condizione per averne un nostro
tornaconto. Abbiamo sempre fatto parlare i fatti, ovvero un eccellente
songwriting e una buona preparazione musicale, su tutte quella della nostra
singer Janet Gardner, una cantante che in fatto di talento nulla aveva da
invidiare ai suoi colleghi maschi.
Quanto è cambiata la scena rock da quando ti esibivi con le Vixen ad oggi?
Se devo essere sincera non credo che la scena sia cambiata poi così tanto, ad
eccezione della rivoluzione tecnologica apportata da internet, uno strumento che
ha reso la vita decisamente più facile a tutti, ai musicisti che possono creare
con più semplicità e ai fan che in rete possono trovare tutta la musica che
vogliono, spesso anche gratis. Poi ok, oggi si tende a classificare molto di più
la musica, sono nati ventimila generi differenti... hip hop, house, techno,
black, thrash, nu-metal... ma questa non è altro che la naturale evoluzione
delle cose.
All’epoca eravate una all
female band con un’immagine molto forte. Credi che essere tutte donne vi abbia
in qualche modo creato problemi per emergere in una scena prevalentemente
maschile?
No, non è stato difficile come si
potrebbe pensare. All’inizio la gente ci accoglieva con un po’ di diffidenza
credendoci una sorta di prodotto commerciale, poi fortunatamente si è ricreduta,
ma non ci sono mai stati grandi pregiudizi nei nostri confronti.
Nel corso della tua carriera hai avuto modo di dividere il palco con grandi
artisti come Ozzy, Aerosmith, Kiss... Cosa ti è rimasto di quelle esperienze?
Sono state tutte esperienze fantastiche, indimenticabili, che porterò sempre nel
cuore perchè l’emozione che si prova ad uscire sul palco e trovarsi davanti una
folla immensa è qualcosa di indescrivibile. Però io non ho ancora realizzato il
mio sogno: quello di suonare con Keith Richards. Se mai dovesse divenire realtà,
beh, allora potrei davvero morire felice.
Qual è, a tuo avviso, lo show
più emozionante al quale hai preso parte?
Mi piace pensare che l’ultimo
concerto sia sempre il migliore. Guai a fermarsi e a crogiolarsi nel ricordo del
passato.
C’è un ricordo dell’esperienza con le Vixen che conservi ancora gelosamente
nel tuo cuore?
Certo, il
ricordo di ogni singolo istante! Ho sempre adorato quello che facevo, penso di
essere stata fortunata nel corso della mia carriera, quindi tendo a pensare con
gioia a tutto ciò che mi è capitato durante questi anni.
E un periodo particolarmente brutto che, se potessi, cancelleresti
volentieri dalla tua memoria?
Più che un periodo storico, vorrei cancellare certi vestiti che mi sono messa
all’epoca delle Vixen. Chissà perchè nessuno ha mai chiamato la buoncostume?
Questo è davvero un gran mistero!
Negli ultimi anni le Vixen sono tornate a più riprese, ma tu ti sei sempre
tenuta fuori dai giochi. Come mai questa decisione?
Perchè non erano più una cosa mia. Il passato è stato bello ma è giusto che
rimanga tale. Ho trascorso splendidi momenti con le Vixen, ma oggi è giusto
guardare avanti, fare ciò che realmente si sente, ed io mi sento quanto mai
presa dall’avventura con i Bubble, quindi qualsiasi altra distrazione mi avrebbe
portato più danni che benefici.
Ma hai avuto modo di sentire il loro ultimo, deludente, album Live&Learn?
Ho ascoltato qualcosa ma non me la sento di dare giudizi. Se credono in ciò che
fanno, è giusto che proseguano per la loro strada. La mia visione della musica è
molto diversa dalla loro, per questo mi sono sempre chiamata fuori dalle loro
reunion.
La vita on the road per una rock band è sempre caratterizzata da momento over
the top. Qual è la cosa più shockante alla quale hai assistito nel corso della
tua carriera?
Sicuramente un tizio che è stato pugnalato mentre stavamo suonando. È stata una
cosa decisamente estrema.
E il regalo più folle ricevuto da un fan?
(Scoppiando a ridere N.d.A) Devo dire che i fan a volte hanno davvero una
fantasia malata ed illimitata in fatto di regali, ma la cosa più strana è stata
certamente un paio di mutande sporche!