CRYING
STEEL, NEURASTHENIA, LAST EMBRACE, JOHNNY BURNING,
ANGEL OF ANGER, ANTIKHYTERA MECHANISM, ZEPHIRUM
05/01/2008 -
Estragon, Bologna
Report
e foto di
Luca Driol
Bologna Rock City è riuscita ad organizzare un piccolo festival
dedicato alla scena hard & heavy di Bologna e provincia, con
la partecipazione di diverse band ed un ospite finale d'eccezione:
i Crying Steel. Ma andiamo con ordine.
La mia entrata presso
il capannone dell'Estragon coincide con l'inizio del concerto
degli Zephirum, giovanissimo quartetto dedito
ad un metal-core piuttosto cruento. Pur non essendo un appassionato
del genere, mi pare che il gruppo sia tecnicamente valido e
si fa notare, dietro il drum-kit, una gentil donzella di nome
Veronica: anche se i suoni non sono il massimo, i ragazzi, pur
avendo l'arduo compito di aprire la rassegna, riescono comunque
a trasmettere energia ai presenti.
Dopo di loro gli Antikythera
Mechanism, che, giusto per far fede al curioso monicker
(che fa riferimento al più antico calcolatore analogico della
storia), propongono un originale progressive metal, che ricorda
sia i Tool che gli ultimi Fates Warning: il chitarrista Prince
sfodera stralunati riff, supportato da una valida sezione ritmica,
mentre il bravo vocalist Save ricama abilmente oblique linee
vocali. Il genere è indubbiamente complesso, ma la band risulterà
una delle più valide della kermesse.
Un altro cambio di palco
ed entrano in scena gli Angel Of Anger (la
recensione della loro esibizione è stata rimossa su esplicita
richiesta degli stessi, che non hanno accettato il giudizio
negativo espresso dal recensore. Li abbiamo accontentati, ma
un po' di umiltà a volte non guasterebbe. NdStefano), a cui
segue il colorato glam dei Johnny Burning,
giovanissima formazione di Imola, che, per quanto mi riguarda,
rappresenta la vera sorpresa della serata. Il gruppo, tra fuseax
leopardati e bandane zebrate, senza dimenticare un po' di eyeliner,
propone un eccitante hard rock dalle reminiscenze eighties,
in cui spiccano soprattutto l' ottima voce di Manuel e i fantastici
assoli del chitarrista Bassa: ma a colpire maggiormente sono
proprio i pezzi. Senza bisogno di fare cover, la band propone
brani originali che convincono subito, essendo in possesso di
un' elevata capacità compositiva, pregio non da poco in questo
settore. Ne sentirete presto parlare tra queste pagine, promesso!
Le atmosfere tornano più oscure e decadenti con l'ingresso sul
palco dei Last Embrace, gruppo gothic-wave
che attinge, in un'ottica più "metallica", sempre agli anni
'80. La ricetta è semplice ma d'effetto: quadrati riff di chitarra,
su cui si innestano sognanti tappeti di tastiere e la voce di
Simon, bassa e intensa come da copione, il tutto supportato
da una sezione ritmica lineare ma precisa (da notare la presenza
di un'altra fanciulla, questa volta al basso, giusto per incrementare
le "quote rosa" nel metal!): ottima band!
Appresa la notizia della defezione degli Idols Are Dead, mi accingo a godermi lo
show dei Neurasthenia, quartetto dedito a un
incredibile old thrash che non può non ricordare i migliori
Metallica, ma anche Testament, Agent Steel ed Exodus. Bravo
nel doppio ruolo di cantante e chitarrista Neil, ma tutto il
gruppo spicca per un elevato tasso tecnico. Per cui tra riff
al fulmicotone e un eccellente sezione ritmica che vede la presenza
addirittura di un basso fretless a sei corde e di un funambolico
batterista che si esibirà anche in un assolo, le varie "Screaming
Corpse", "Assassination" e "Majestic March" vengono gettate
in pasto ad una folla calorosa che sembra conoscere già bene
i pezzi.
Purtroppo quando salgono i Crying Steel,
parte del pubblico se ne è già andata: poco male, pochi... ma
buoni! La storica band sciorina molti brani dall'ultimo album,
senza dimenticare il passato, andando a ripescare pure un paio
di song dal mini-lp del 1985, tra cui l'acclamata "canzone del
lupo", ovvero "Runnin' Like A Wolf". Il singer Luca Bonzagni,
emulo credibile di Rob Halford, sfodera i suoi acuti sostenuto
dalle ottime chitarre di Franco Nipoti e Max Magagni e supportato
dalla solida sezione ritmica della coppia Franchini/Ferri. È
un peccato che il gruppo proponga solo un pezzo dal mitico debut
On The Prowl, ovvero l'arrembante "Thundergods", cantata a squarciagola
dalle prime file, ma la consueta cover di "You've Got Another
Thing Comin'" dei mentori Judas Priest mette d'accordo tutti
e congeda la band dal palco dell' Estragon.
Un altro centro
per Bologna Rock City e un 'occasione per testare la situazione
del metal bolognese, che, a quanto pare, sembra più florida
che mai!