THE BRAIN WASHING MACHINE -
S/T - 2007 (Autoprodotto)
Finalmente una discreta desert session all'italiana! Anche se più che di un album
si tratta di una track list "promozionale", la band (che non ha proprio nulla di italiano per fortuna loro e nostra…) riesce discretamente nell'intento,
producendo sei tracce che non annoiano ma anzi sorprendono pure per originalità e livello di attenzione. Il valore tecnico dimostrato è buono ed essenziale, privo
di estetismi sonori o eccessivi sleghi "artistici". Come accennato si rimanda esplicitamente al suono elettrico e regolare della chitarra di Homme dei KIUSS
(soprattutto) e QOTSA, anche se spesso il ritmo si alza troppo allontanandosi da tali precursori; del resto certi mostri sacri rimangono troppo lontano da noi
comuni mortali. Il legame con la scena garage rock dei primissimi anni '90 sembra all'inizio forte, per poi fornire prove di contaminazione con la scena commercial rock
dei tempi moderni. La voce non è certo il massimo dell'originalità, ma non stona (in modo vistoso) con il sound, tanto che in molti frangenti è la voce
stessa ad ergersi a strumento di accompagnamento delle chitarre roboanti: nulla da invidiare a moltissime band attuali americane della scena neo-pop-grunge,
dove spesso si notano incompatibilità voce-sound. Si comincia con "Ritual", con un ritmo da subito prepotente (non altrettanto la voce…), i rullanti si fanno
sentire ed anche le corde delle chitarre dicono la loro, non restando per un attimo ferme: buone anche le melodie che giustificano una certa soglia di
attenzione . "Trust In You" comincia subito più punkeggiante, sviluppandosi poi in modo ripetitivo, senza
eccessivi cambi di ritmo degni di nota. Non così "A Love Story" grazie ad un semplice ma suggestivo giro di corde veramente
grunge! La tilte track si distingue un po' dalle altre, forse per un accento appena più marcatamente metal, non stonando però
vistosamente: le chitarre la fanno da padrone offuscando la voce e tutto il resto, mentre le casse ed i rullanti sembrano proprio al loro posto e
dimostrano una certa intraprendenza e iniziativa. Si conclude con "Turn And Shake", all'inizio simile alle altre, ma che poi si dimostra la
più significativa dell'album, tanto che può essere considerata lo spot della track list: basta ascoltarla per capire di che cosa si parla (o si suona)
nel caso specifico. La garage band dimostra di avere le palle e sicuramente non demorderà di fronte al mare magnum del rock fai da te
moderno, almeno così sperano (o speriamo!) tutti quei fan nostalgici dei primi KIUSS.