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La Perris Records non trattava glam una volta? Forse hanno deciso di allargare gli orizzonti: mi spiace per i glamster all’ascolto, ma bisogna riconoscere che questi Blind Alley meritano attenzione. Destination Destiny è il secondo lavoro degli svedesi, che nel 2003 hanno dato alle stampe un album intitolato Infinity Ends. Ammetto candidamente di non averli mai sentiti nominare prima d’ora e, quindi, di non conoscere il debut cd, tuttavia l’attento ascolto di questo disco ha fatto del gruppo scandinavo una più che piacevole scoperta. La press release indica Giant, Journey, Styx e Survivor come principali band di riferimento per inquadrare lo stile musicale suonato dal combo nord-europeo; aggiungerei On The Rise, Bad Habit, Final Frontier e i Royal Hunt del periodo D.C. Cooper, che vengono spesso alla mente durante i 46 minuti e le 12 tracce di cui il cd si compone. La partenza affidata a “Voices” mette in evidenza una grande cura a livello di arrangiamenti, una certa predilezione per schemi prettamente prog, un vocalist dalla timbrica calda e penetrante (anche se l’ascolto del disco rivela l’alternarsi di ben tre differenti voci), un suono di chitarra incisivo e avvolgente, inserti di tastiera opportuni e mai invadenti e una sezione ritmica compatta, forte di un batterista dal tocco pulito e preciso. Il resto dei brani faranno breccia nel cuore degli estimatori della scuola melodic rock scandinava, che senz’altro apprezzeranno i pezzi orientati verso soluzioni musicali heavy e dirette come “Stone Cold Eyes”,“Silhouette”, la sopraccitata “Voices” e la sperimentale “Won't Touch Ground”, ma anche gli amanti delle sonorità rock melodiche vecchio stampo troveranno pane per i loro denti, grazie a song indirizzate verso il caro vecchio aor/westcoast come “Until I See”, “Fire And Ice” e “Talk Of The Town”. L’operazione nostalgia è impreziosita da una produzione pulita, pertinente al genere e capace di valorizzare al meglio le composizioni. Non resta altro da fare che applaudire la Perris per la geniale intuizione e consigliare calorosamente ai lettori l’ascolto di questo bel dischetto.
Voto:
Diego Berry
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