BLACK CROWES
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Shake Your Money Maker
- (Universal) 1990
Napoli, luglio 1999. Ero al Neapolis Rock Festival in fremente attesa dei miei idoli, gli Aerosmith, quando appaiono sul palco i Black Crowes. Gli americani intorno a me esplodono, io non li conoscevo ed in quel momento non potevo capire, ma in seguito capirò. Oggi non ricordo molto di quell'esibizione, ma mi ritengo fortunato, esserci è stato un grande onore. Se avessi dovuto spendere due parole circa la carriera che avrebbero potuto fare i Black Crowes giudicando il loro primo album, non credo che avrei detto qualcosa di molto diverso da questo: "Nel mondo del rock'n roll è nata una stella di prima grandezza e si chiama Black Crowes...". Sì perché questo disco è qualcosa di eccezionale, premi play e subito senti un leone travestito da chitarra che ti dice: "Hi guy, let me bring a little rock'n roll in your days!". Ed allora lasciamo che il leone parli. Dopo aver superato brillantemente il primo impatto con "Twice As Hard", ecco arrivare "Jelouse Again": sento un impulso irrefrenabile di muovere avanti ed in dietro la mia testa, vuol dire che il pezzo è coinvolgente al punto giusto. "Sister Luck" porta un po' di calma, mi fa riordinare i pensieri grazie soprattutto ad una strofa notevole. "Could I've been So Blind" ha un azzeccatissimo cambio di ritmo al centro della strofa ed un gran bel ritornello. "Seeing Things" è forse l'unica song che non riesce a prendermi, sebbene molto personale e carica di sentimento, a lungo andare annoia un po', ma in mio soccorso arriva subito dopo "Hard To Handle", riuscitissima cover di un pezzo che nella sua versione originale impallidisce al confronto. Ho ancora quell'irrefrenabbile impulso di muovere la testa e non è certo "Thack n' Thin" a farmelo passare. Poi però mi devo assolutamente fermare un attimo, la classe dei Black Crowes esplode in tutta la sua magnificenza in "She Talks To Angels" una canzone che meriterebbe una recensione a parte tante sono le parole che mi andrebbe di spendervi. Il finale è un crescendo unico, "Struttin' Blues" un pezzo che ho sempre inserito nelle scalette delle band in cui ho suonato fino ad ora per la sua capacità di coinvolgere la gente che ascolta, e "Stare It Cold" che chiude degnamente questa splendida prova di classe e talento puro. La voce calda e black del leader (insieme a suo fratello Rich) Chris Robinson, che black non è di certo, linee ritmiche trascinanti che sfiorano la perfezione e chitarre mai invasive, neanche nei soli che disarmano per quanto siano riusciti nella loro semplicità, senza atteggiamenti insolenti da prime donne (è come se i Black Crowes suonassero in presa diretta e senza sbagliare una nota), vogliono dire al mondo intero che, da oggi, nel cielo del rock'n roll c'è una nuova stella, portata in becco da uno splendido corvo nero in volo radente sulla storia della musica.