A tre
anni dal debut Year Of The Cock, e a due dall’autointitolato successore,
ritornano i simpatici Big Cock, prolifico gruppo guidato da Robert Mason e David
Henzerling, due musicisti che, oltre alla militanza in svariate hard rock band,
hanno avuto i loro 15 minuti di notorietà rispettivamente come voce dei Lynch
Mob l’uno, e come chitarra dei King Kobra l’altro, alla corte dei quali si
faceva chiamare David Michael Philips. La formazione è poi completata dal
bassista Colby e dal batterista John Covington. Sin dal titolo e dalla copertina
è evidente che l’ironia che ha caratterizzato i precedenti album non è venuta
meno, quando parte l’opener “Get A Load Of Me”, tuttavia, chi non dovesse
conoscerli capirà all’istante che forse questi ragazzi hanno voglia di
scherzare, ma non con i loro strumenti. Il tipico hard rock 80iano di “Stamina”,
con la sezione ritmica in grande evidenza, cori modello primi Extreme e le
graffianti e coinvolgenti vocals di Mason, porta al mid-tempo dal sapore
vagamente “vanhaleniano” “Breaking My Balls”, mentre “Bump And Grind” e “Road To
Ruin” richiamano Warrant e AC/DC. Con “Slave” si giunge al giro di boa, prima
che la ballad “Don't Ask Me To Be Faithful” tiri una pedata nelle parti basse a
tutti i romanticoni all’ascolto! “Live To Rock” è un anthem e la tripletta
finale non fa che confermare quanto di buono sentito sino a quel momento.
Stilisticamente si tratta di un lavoro sulla falsariga dei precedenti, seppur
meglio arrangiato, mentre per il songwriting possiamo parlare di passo avanti,
persino a livello di innovazione, per quanto questo termine abbia ben poco a che
vedere con l’hard rock 80iano e AC/DC oriented del quartetto. Per
fan e nostalgici.