MARKUS GROSSKOPF'S BASSINVADERS -Hellbassbeaters - 2008 (Frontiers
Records)
Stando
a quanto dichiarato dalla press release, un bel giorno il bassista degli
Helloween Markus Grosskopf se ne stava tranquillo e beato a sbevazzare in un
bar, quando un’idea fantasmagorica gli è balenata in testa: realizzare un album
senza chitarre! Sarà mica stato in un pub di Padova davanti a uno spritz e con
il cd degli Al Capone Ride in sottofondo? Forse, perché l’idea tanto innovativa,
elogiata a destra e a sinistra dagli addetti ai lavori di mezza Europa, in
realtà non è proprio di prima mano. Chi scrive ricorda con piacere di aver
ricevuto il demo degli Al Capone Ride, rock’n’roll band veneta che basa la
propria proposta sull’utilizzo di due bassi e nessuna chitarra, circa tre anni
fa! Il progetto si è poi concretizzato nel full-length Blastissimo, pubblicato
nel 2006 da Secondo Avvento Produzioni. Chiaramente la natura stessa di quel
disco non ha aiutato a fare girare il nome del gruppo, spesso anche punzecchiato
dalla critica che lamentava la mancanza della sei corde, che con il susseguirsi
dei pezzi finiva per farsi sentire. Sebbene l’accoglienza della stampa nei
confronti del lavoro di un personaggio del calibro di Grosskopf sia stata ben
più calorosa, il risultato è il medesimo, e per di più il songwriting non
convince. A rialzare le sorti di un album un po’ fiacco e poco ispirato non
basta neppure la grossa varietà di stili sperimentati (si va dall’heavy metal al
thrash, dall’hard rock al power/speed), né l’immensa lista di ospiti, che fra i
più rappresentativi può vantare nomi come Billy Sheehan (Steve Vai), Rudy Sarzo
(Dio), Marco Mendoza (Thin Lizzy), DD Verni (Overkill), Dirk Schlächter (Gamma
Ray), Joey Vera (Armored Saint, Fates Warning), Dennis Ward (Pink Cream 69),
Peter Baltes (Accept), Marcel “Schmier” Schirmer (Destruction), Tom Angelripper
(Sodom), Jesper Binzer (D.A.D.) e Peavy Wagner (Rage). Qualche buon brano emerge
(“We Live”, “Romance In Black”, “Boiling Blood”, “The Asshole Song”, “Voices”),
ma 59 minuti di musica con due bassi a dividersi ritmiche e assoli sono davvero
pesanti da digerire, a meno che non siate bassisti, in quel caso l’ascolto del
disco potrebbe rivelarsi un’esperienza realmente interessante. Altrimenti
l’acquisto di Hellbassbeaters può servire a soddisfare la curiosità, ma
difficilmente potrà restare in loop nel vostro stereo per un periodo di tempo
superiore a qualche giorno. Da segnalare due personalissime versioni di canzoni
in passato già interpretate da Grosskopf con altre band: “Eagle Fly Free” degli
Helloween, che perde spietatamente il confronto con l’originale, e la bonus
track europea “To Hell And Back” dei Kickhunter, a dire il vero già poco
entusiasmante nella sua forma originaria.