BAD BONES
,
Steve e Meku
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Intervista a cura di
Fabio Magliano
Volgari, marci, sporchi, irriverenti…fottutamente rock'n'roll.
Sono i Bad Bones, nuova hard rock band tutta italiana comparsa
recentemente sulle scene ma già in grado di far parlare di sé
grazie ad un album, Smalltown Brawlers, giocato su un irresistibile
hard rock tutto potenza e melodie sculettanti e ad un mini-tour
americano che li ha visti calcare il palco del mitico Whisky
A Go Go, già teatro di leggendari concerti di Doors, Kiss, Mötley
Crüe, Metallica e Guns n'Roses. Alla base dei Bad Bones ci sono
però anni di sbattimenti con band più o meno celebri (Steve
Bone suona nei White Skull e, con gli Anthenora, ha avuto modo
di dividere il palco con Niko McBrain; Meku Bone suona tuttora
con gli Anthenora; Lele Bone è attivo con i Mirsie), ci sono
tanti sogni infranti e qualcuno realizzato, ma soprattutto c'è
una sana voglia di volgare ed irriverente rock'n'roll. Quello
stesso contenuto nel disco di imminente uscita, di cui un assaggio
è presente sul sito www.myspace.com/badbonesrock1.
Se invece siete curiosi di scoprire cosa c'è dietro a questo
esplosivo trio, vi lasciamo alle parole di Steve (basso) e Meku
(voce, chitarra)…
Che ne dite di partire dalla presentazione della
band?
(Steve
Bone) I Bad Bones nascono nelle più malfamate birrerie di Cuneo
e provincia: erano anni che io e mio fratello Lele (batteria)
volevamo fare un progetto insieme, ma non riuscivamo mai a trovare
una persona che reggesse il nostro tasso alcolico... eh eh eh!
Meku (chitarra e poi abbiamo scoperto voce) era quello che ci
voleva! Ho suonato insieme a lui negli Anthenora per tre anni
e ho avuto modo di vedere che poteva starci dentro... insomma,
beveva quanto noi! Volevamo essere noi stessi, selvatici! Fare
del sano rock 'n' roll semplice che puoi suonare con la sigaretta
in bocca, bello polveroso e catramoso come un bicchiere di Jack.
Personalmente avevo voglia di parlare della mia vita, mi ero
stufato delle classiche tematiche metal, volevo qualcosa di
più vicino a me. Avevo bisogno di raccontare di me, del mio
passato, del mio presente, dei miei sogni, di quello che ho
e di quello che non ho: questi sono i Bad Bones, tante piccole
ossa cattive che tenevo chiuse nel mio armadio da troppi anni.
Quanto c'è delle vostre precedenti esperienze
musicali nei Bad Bones?
(Meku
Bone) Noi scriviamo i pezzi d' istinto, riguardano le nostre
esperienze musicali precedenti: a livello inconscio, c'è tutto
il nostro background, a livello conscio ci sono solo i nostri
consumati e rodati strumenti. Eh eh...
Come definiresti la vostra musica?
(SB)
Come ti dicevo prima, credo che fondamentalmente siamo una rock
band, con qualcosa di metal e qualcosa di punk. Quando abbiamo
iniziato a jammare, per scrivere i pezzi non ci siamo neanche
posti il problema di decidere un genere: poteva essere metal,
grunge o punk, non ce ne importava niente, volevamo essere liberi
senza dover per forza seguire uno stile ben definito. Dopo tanti
anni insieme ad altre band sapevamo che la cosa migliore sarebbe
stata lasciarci andare e seguire l'istinto e l'istinto ci ha
portato in quella direzione! Quando abbiamo finito di scrivere
i primi pezzi Lele mi guarda e mi fa: "Cazzo Steve stiamo suonando
la musica che ascoltavamo da ragazzini!". Aveva ragione: sano
e fottuto hard rock!
Quali sono le band alle quali vi ispirate?
(MB)
Band che maggiormente ci hanno influenzato sono (tanto dimentichiamo
qualcuno): Ac/Dc, Kiss, Ramones, Clash, Wasp, Led Zeppelin,
Zz Top, L.A. Guns, Hendrix, Van Halen, Black Sabbath, Ozzy,
Dio, Black Label Society, Pride And Glory, Iron Maiden, Guns
n'Roses, Skid Row, Alice Cooper, Steve R. Vaughan, Alice In
Chains, Ennio Morricone, Foo Fighters, Pearl Jam, Iggy Pop,
Mötley Crüe, Motörhead, Rob Zombie, Whitesnake e i fottutissimi,
nonché eterni, Rolling Stones!
Come è nato Smalltown Brawlers?
(SB)
È nato nella nostra piccola e fetida sala prove, tra un pacchetto
di Malboro e una cassa di birra: ci è costato più in sigarette
e alcolici che in studio di registrazione! Smalltown Brawlers
è venuto al mondo in un lasso di tempo molto breve, a maggio
abbiamo messo su la band, in estate abbiamo fatto un po' di
date per racimolare i soldi necessari e a fine settembre eravamo
già in studio a Vicenza, il Remaster di Tony Fontò e Nick Savio,
gran brava gente nonché, ovviamente, nostri fratelli. Abbiamo
optato per una registrazione in presa diretta, un po' per risparmiare
sul budget e un po' perchè penso che, per le nostre caratteristiche,
fosse importante trovare un sound live, vecchio stile. Il tutto
è stato registrato in poco più di dodici ore di riprese ed è
stato mixato in quattro giorni, mi dico sempre che la band va
più veloce di noi ed infatti è andata proprio così! Abbiamo
registrato un disco con dei tempi da demo e ti assicuro che
è il lavoro migliore che abbia mai fatto nella mia carriera.
Perché avete deciso di intitolare Smalltown Brawlers
il vostro disco?
(MB)
Perchè alla fine... evidentemente lo siamo.
Da cosa traete ispirazione per comporre le vostre canzoni??
(SB)
Dalla vita, da quello che ci succede o che ci è successo, da
quello che vediamo e sentiamo; siamo una band onesta, parliamo
di ciò che conosciamo e che ci riguarda, io scrivo i testi e
racconto di me e delle cose che vivo con i miei due fratelli.
Io, Meku e Lele siamo inseparabili e a me tocca riportare le
nostre avventure e le nostre disgrazie, le nostre paure e le
nostre fortune. Scriviamo molto velocemente, testi e musica
nascono praticamente insieme, Meku parte con un riff di chitarra
e io gli dico: "Ti ricordi di quella sera che ci hanno sbattuto
fuori da quel posto di fighetti perchè ubriachi fradici ci siamo
messi a fumare in faccia al buttafuori?" e Meku "Certo fratello!
Scrivi di quella serata del cazzo!". Così, ad esempio, è nata
"Bar Fight".
C'è un brano al quale siete maggiormente affezionati?
(MB)
"Bad Bone Bolgie", perchè descrive l'immagine che ci ha lasciato
il viaggio attraverso il deserto del Nevada".
(SB) È difficile a dirsi, io li adoro un po' tutti, però "Cast
Away" significa molto per me, perché fotografa un periodo molto
difficile della mia vita. In quel momento, vivendo su un macchina,
in riva al mare, senza una donna, senza un lavoro, senza una
casa, mi sono sentito davvero un naufrago.
Uno dei vostri brani che sta ricevendo maggiore
successo è "Poser". Di cosa parla questa canzone?
(SB)
Beh sono contento! È un pezzo che ci rappresenta piuttosto bene,
un paio di nostri amici dj l'hanno fatta passare nei rock club
di Torino durante le serate ed era bello vedere la gente ballare!
Parla di una certa tipologia di figli di puttana che purtroppo
abbiamo incontrato molte volte nella nostra vita! Si atteggiano
da persone educate, da bravi ragazzi, hanno una maschera fatta
di luoghi comuni, ti dicono sempre quello che vuoi sentirti
dire... E te la ficcano nel culo appena ti giri! Era un modo
molto semplice e diretto di mandarli affanculo!
"Into The Madhouse" sembra significare molto
per voi...
(MB)"Into
The Madhouse" rappresenta il luogo ideale (una cascina? Uno
chalet? Mmm...meglio un bar!!) in cui i Bad Bones si sentirebbero
completamente a proprio agio!
Come descrivereste un concerto dei Bad Bones?
(SB)
Divertimento! Volumi alti, altissimi, rock 'n' roll, io e Meku
che cazzeggiamo tra una canzone e l'altra scimmiottando Beavis
And Butthead, tum pa tum pa quattro quarti! Vogliamo coinvolgere
e sconvolgere se è possibile, senza bisogno di trucchi, effetti
speciali, costumi di scena e stronzate varie. Siamo in tre,
basso chitarra batteria: qualche urlo ogni tanto basta e avanza!
Amiamo la gente che ci segue, ci sentiamo come loro e vogliamo
farli divertire!! Buon vecchio sacro rock 'n' roll!
Mi parlate dell'esperienza in America?
(SB) Indescrivibile! Bisogna viverla in prima persona per capire.
Aspettate i prossimi viaggi…ah ah ah!
Durante
il vostro “tour” americano avete avuto modo di suonare sul palco
del Whisky A Go Go. Come è stato suonare in un luogo
mitico per ogni cocker?
(SB) Ero sul palco per il soundcheck e pensavo che su quelle
tavole ci aveva suonato per quattro mesi Jim Morrison con i
Doors nel '65, e poi Hendrix, i Kiss, i Van Halen, i Mötley
Crüe, i Metallica, i Guns n' Roses e mille altri... e c'eravamo
noi... noi che non eravamo nessuno. The three spaghetti boys,
come ci chiamavano in quei giorni, nel tempio del rock. Li abbiamo
fatti saltare come grilli, urlare e stordirsi di birra. Bello!
Credo di aver realizzato uno dei sogni della mia vita e non
sarà l'ultima volta che ci suoniamo: a luglio parte il
nostro primo tour americano e ci hanno già confermato
la data, erano entusiasti di noi, incredibile!
Quando contate di fare uscire ufficialmente il disco?
(MB) Cerchiamo in tutti i modi di far uscire il disco al più
presto! Indispensabile per i nostri progetti futuri.
Ecco, appunto, cosa ha in serbo il futuro per voi?
(SB) Il nostro futuro è in America, là abbiamo
gente che crede in noi, stanno lavorando forte per il tour,
investono su di noi, il Whisky ci ha aperto un po’ di porte.
Partiamo il primo luglio quasi sicuramente da San Diego, poi
tappa al Whisky e via così verso Seattle, passando per
San Francisco. Staremo via almeno un mese, poi si vedrà..