Ricordo i Baby Ruth come uno dei gruppi più promettenti della scena italiana del nuovo millennio. Con il loro debut autoprodotto, Hi Fi Lo Rock 'n' Roll, i cinque rocker veneti convinsero facilmente critica e pubblico. Nel 2005 volarono in Svezia per la produzione del nuovo disco, curata dal guru Tomas Skogsberg (Backyard Babies, Entombed, Hellacopters). Mr Right Hand Man uscì per Go Down Records e fece crescere in molti la convinzione che questa band fosse pronta per fare il salto di qualità. Qualcosa evidentemente non andò per il verso giusto e di loro, a poco a poco, si persero le tracce. Ad un certo punto iniziai persino a pensare che si fossero sciolti, sebbene il sito ufficiale non ne avesse mai dato notizia, ma spesso i gruppi undergound cessano di esistere silenziosamente e nell'indifferenza generale. È stato un piacere, quindi, scoprire che i Baby Ruth sono vivi e vegeti! Almeno finché non ho inserito questo mini cd nel lettore. Della formazione originale sono rimasti soltanto i due chitarristi e per di più uno di loro, GG Rock, ora suona il basso, ma il vero problema è la musica. Su Love Is Aid non vi è traccia di quello scatenato rock'n'roll, fortemente influenzato da AC/DC e dalla scena scandinava, che aveva contribuito a fare dei Baby Ruth una delle migliori band italiane. L'inattesa svolta moderna combacia con un songwriting piatto, privo di idee, di una melodia vincente o di un guizzo che riesca anche solo per un momento a catalizzare l'attenzione. I ritornelli non fanno presa, gli assoli sono impersonali, freddi e distanti anni luce dall'anima rock che solo qualche tempo fa sembrava uscire con prepotenza dalle chitarre di GG Rock e Alex T. Vine come il fuoco dalla bocca di un drago incazzato… Questo è un lontano parente di un gruppo che ti costringeva ad alzare il volume dello stereo al massimo e che dal vivo sapeva conquistare i favori del pubblico con uno show energico e una prestazione sempre sopra la media. A parte il genere musicale, di cui sinceramente non mi intendo (modern rock? Boh…), sono proprio le canzoni a non piacermi! Non mi ritengo in grado di assegnare un giudizio numerico con cognizione di causa, quindi preferisco astenermi, anche perché rifilare il minimo dei voti significherebbe accanirsi senza motivo contro di loro. Quel che vorrei, invece, è che le mie parole potessero servire a farli ritornare sui propri passi e a restituirci - lo ribadisco - una delle migliori rock'n'roll band d'Italia. Dispiace proprio tanto dover scrivere queste cose di un gruppo che in passato ho davvero apprezzato, ma il nuovo corso risente della mancanza della voce di Max, della granitica sezione ritmica formata da Rikk e Tony, e soprattutto di quello sporco, marcio, selvaggio e fottutissimo elemento che risponde al nome di rock and roll. Forse per la prima cosa non si può fare molto, ma per la seconda sì. Ragazzi riflettete: questo non è ciò che i vostri fan vogliono sentire dai Baby Ruth.