Quarta
fatica discografica per i duri e puri Astral Doors, sestetto svedese
dedito ad un metal piuttosto scontato, ma diretto e piacevole all’ascolto. Il
tratto distintivo del gruppo è rappresentato sicuramente dal vocalist Nils
Patrik Johansson, già all’opera con i Lion’s Share e i Wuthering Heights, dotato
di una voce potente e virile, che spesso ricorda moltissimo quella di sua maestà
Ronnie James Dio. Questo, più che un pregio, è forse un difetto, che mina
maggiormente la già carente originalità della band. Eppure l’album ha pochi
cedimenti, grazie ad un songwriting che, pur ripercorrendo pedissequamente
sentieri più che battuti, propone una continuità metallica intensa e potente.
Ottime in questo senso la title track e “Waiting For The Master”, che paiono
outtake dei Rage degli anni ’90, ma pure la rainbowiana “Freedom War” e
la power-oriented “Pentecostal Bound”, dal refrain epico e incisivo. Riuscite
anche “Planet Earth”, che ricalca il ritornello di “I Want Out” degli Helloween,
senza però risultare un plagio e “Cold War Survivor”, con Johansson ormai
diventato realmente Dio (il cantante). Anche se alla fine del disco si denota un
certo calo qualitativo, il giudizio rimane buono, grazie pure alla perizia
strumentale del gruppo, dal quale emergono soprattutto la coppia d’asce Nordlund/Haglund,
artefici di gustosi assoli. Consigliato a chi ama le cose semplici ma buone!