Dopo i gloriosi
fasti degli anni ’70 e gli altalenanti risultati degli anni ’80 (si
salva il solo Constrictor del 1986), lo zio Alice entrò in una
micidiale spirale di alcool e droga che avrebbe potuto compromettere
per sempre la sua carriera. Un paio di anni di inattività per
ricaricare le batterie ed il nostro eroe, amorevolmente sostenuto
dalla sua casa discografica, prepara un ritorno in grande stile, un
vero e proprio assalto alle classifiche vista la presenza in questo
pluri-premiato lavoro di alcune tra le più grandi stelle del
firmamento musicale americano. Basti pensare che la produzione e la
stesura della maggior parte dei pezzi venne affidata al “Re Mida”
del rock Desmond Child, mentre tra gli artisti presenti mi limiterò
a segnalare Steven Tyler, Jon Bon Jovi, Joe Perry, Kip Winger,
Richie Sambora e Steve Lukather. Un tale dispiego di forze concepì
questo Trash, un concentrato di potenziali hit dall’impatto
disarmante. Ad aprire le danze ci pensa “Poison”, il singolo di
maggiore successo mai prodotto dall’artista, seguito dagli arena
rock di “Spark In The Dark” e “House Of Fire”. Grandi emozioni
vengono suscitate dal duetto con Mr. Tyler nella stupenda ballad
“Only My Heart Talkin’”, mentre “Bed Of Nails” è un altro esempio di
rock da stadio coinvolgente ed irresistibile. Inutile a questo punto
soffermarsi sulle restanti canzoni di un album che non soffre
assolutamente di cali di tono e che rappresenta un caposaldo
dell’hard rock mondiale degli anni ’80 che tutti dovrebbero
conoscere a menadito. L’unico consiglio che mi sento di dare a quei
pochi infedeli che ancora non posseggono questo disco è: andate a
riparare in fretta perché non sapete ciò che vi perdete!