Si sono
appena spenti i riflettori del clamoroso Trash The World Tour, che Alice piazza
un altro colpo vincente con questo Hey Stoopid, uno degli ultimi dischi
realmente validi della tradizione hard rock degli eighties usciti prima
dell’avvento del grunge. Bissare un successo come Trash è impresa ardua ed
infatti il nostro affezionatissimo Zio non lesina sforzi per confezionare un
prodotto sopra la media; come per il precedente album, lo stuolo di ospiti è
ricco e di spessore: ad affiancare Cooper troviamo infatti artisti del calibro
di Ozzy, Slash, Steve Vai, Satriani, Vinnie Moore, Nikki Sixx, Mick Mars e tanti
altri, mentre per la stesura dei pezzi vengono coinvolti songwriter d’eccezione
come Jack Ponti, Vic Pepe, Al Pitrelli e Bob Pfeifer. Anche in questo caso
trovare il pelo nell’uovo è pressoché impossibile, tant’è che il lavoro presenta
una produzione ancora più compatta e potente che in passato ed una serie di hit
spumeggianti, a cominciare dall’iniziale title track, arena rock molto
coinvolgente e futuro cavallo di battaglia dal vivo. Il disco continua con il
mid tempo ai limiti dell’aor di “Love’s Loaded Gun” e completa il primo terzetto
di canzoni con l’’irresistibile carica rock di “Snakebite”. Altri punti forti
sono le irresistibili “Feed My Frankeistein” e “Dirty Dreams”, mentre manca, e
questo può essere il vero neo, una ballad di livello (“Little By Little” non
convince pienamente). Come anticipato in apertura gli anni seguenti furono
negativi per il genere e di questo ovviamente ne risentì anche Alice, il quale
si è riproposto con dignità e coerenza, ma con risultati non proprio esaltanti,
fino ad oggi. Vorrei permettermi infine un’ultima considerazione personale
affermando che, nonostante la sua forte carica teatrale e scenica risulti meno
evidente che negli album d’oro degli anni ’70, Hey Stoopid, così come Trash,
debbano essere considerati dei pilastri della sua discografia e non, come
pensano in molti, delle grandi operazioni commerciali.