Ero appena un tredicenne quando mi imbattei negli Aerosmith; all'epoca non potevo capire quanto potesse essere grande questo fenomeno e quanto avrebbe contato per la mia formazione musicale. Un disco con una mucca disegnata in copertina? "Deve essere simpatico" pensai, senza neanche immaginare cosa avessi fra le mani. Si perché questi 5 "ragazzini" all'epoca quarantacinquenni erano tornati a splendere di luce propria dopo i fasti degli anni '70 ed il buio seguito allo scioglimento della band fino al 1984, e anche se Done With Mirror non è un capolavoro, Permanent Vacation e Pump si possono sicuramente inserire fra le pietre miliari della storia dell'hard rock. Sembrava difficile poter fare meglio, invece Steven e compagni sorpresero la scena scuotendola con una nuova grande perla da aggiungere alla loro collana. Get A Grip sembra essere un disco perfetto per chi affronta un viaggio e deve restare sveglio a qualsiasi costo. Infatti sin dalla prima parola "wake up", all'ultima "good night", gli Aerosmith sembrano volerci accompagnare in un lungo sogno ad occhi aperti, uno di quei sogni che non fanno dormire; già sembra un paradosso, ma queste sono le sensazioni che mi dà l'ascolto di questo album. Appena premuto play si ha subito l'impressione di poter assistere ad una nuova "Walk This Way" e anche se la grandezza di una canzone che più di 30 anni fa anticipò il fenomeno Red Hot Chili Peppers e i cari gruppi new metal (che proprio non sopporto) è ineguagliabile, i toxic twins sembrano tornati ad essere ispirati come nei giorni migliori. Poi la coinvolgente "Eat The Rich", una delle più grande canzoni apri serata che ci siano. Andando avanti non si può rimanere indifferenti al carisma e la carica che trasmettono la title track e "Fever", le sonorità orientali di "Livin' On The Edge" che confermano l'originalità, punto di forza della band che rende ogni album diverso dal precedente. E poi "Flash", che mette in risalto le capacità vocali del papà della splendida Liv. Segue "Walk On Down", in cui anche Joe Perry si cimenta con risultati discreti nello scambiare la fidata chitarra con un microfono. La scatenata "Shut Up And Dance" e l'incommensurabile "Cryin", la più bella rock ballad mai scritta. Una canzone che dà un significato diverso a qualsiasi love story voi abbiate vissuto o stiate vivendo attualmente. Per il resto da menzionare "Crazy", magari un po' troppo languida, ma comunque intensa, la collaborazione ben riuscita con Lanny Kraviyz in line up e la bellissima e toccante "Amazing" che chiude di fatto l'opera. L'unico difetto che riesco a trovare a questo album è che magari contiene troppe canzoni e nel complesso può risultare un po' dispersivo. Ma la voce di Tyler, l'originalità di Perry (sfido chiunque a trovare 2 assoli di chitarra somiglianti), le strepitose linee ritmiche del trio Hamilton, Witford e Kramer formano un connubio inscindibile che va oltre i milioni di copie vendute, i Grammy vinti, si sa che certe onorificenze lasciano un po' il tempo che trovano, anche se testimoniano la potenza comunicativa e l'universalità della band di Boston, che anche oggi dopo 30 anni continua a dare emozioni non facendo mai trasparire il peso degli anni che cominciano ad essere tanti, ma del resto chi scrive la storia non lo fa mai per caso e con Get A Grip gli Aerosmith hanno scritto un grande capitolo di quella del rock and roll.