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X JAPAN

Live Reports

X JAPAN + Japanese Voyeurs

Sheperd Bush Empire, Londra, UK
28/06/2011

Report di Claudio Puggioli

Dopo l’apertura delle porte alle 19.30, tocca ai
Japanese Voyeurs, che di giapponese hanno ben poco, se non il nome, aprire le danze. Si rivelano infatti un gruppo alternative/grunge con una vocalist che è un incrocio tra la cantante dei Cardigans e Liam Gallagher nei suoi momenti peggiori. Un po’ troppo noiosetti, con brani fac-simili tra loro ed accompagnati un audio terribile. Con la speranza che gli X Japan abbiano un sound migliore, attendiamo che i tecnici smontino la batteria del gruppo spalla e che inizino le prove strumenti. E dopo un’attesa quasi infinita, interrotta da momentanei “We Are? We love? We Want?”, ecco che si spengono le luci e inizia l’introduzione degli X Japan. Il primo ad entrare è Yoshiki che si posiziona in piedi dietro la batteria; dopo l’entrata di tutti i componenti, si inizia con “Jade”. I suoni sono perfetti, né troppo altri né troppo bassi e ben mixati! Tutto il gruppo sembra ben oliato e non ci sono errori di sorta. Qualche piccolo aggiustamento ai suoni e si continua con “Rusty Nail”, Toshi è davvero in ottima forma, una voce fenomenale che non è mutata negli anni. E dopo una ”Silent Jealousy” che quasi tira giù il teatro, si arriva alla prima pausa con “Drain”, dove rimane posto solo per Pata e Sugizo… Non c’è che dire, nonostante quasi trent’anni di concerti, continuano a viaggiare sempre sulla stessa linea di qualità. Dopo “Drain”, tocca al primo di svariati assoli. Il primo è proprio Sugizo col suo violino e, forse notando le bandiere italiane, accenna anche qualche nota della soundtrack de “Il Padrino” per poi passare alla ben nota “Providence”. Altro assolo, ma stavolta tocca a Yoshiki: niiente di eccezionale, probabilmente il meglio doveva ancora arrivare. Infatti Sugizo imbraccia il violino e attacca con “Kurenai”, prima di essere seguito a ruota dalle note di piano… Parte anche l'ormai consolidata tradizione del coro creando un’atmosfera che si può assaporare in pochi altri concerti… E sempre dal pianoforte partono le note introduttive di “Born To Be Free”: qui anche Pata e Heath si fanno vedere dando il meglio di loro stessi. Segue a ruota “I.V.”: anche qui il coro iniziale è d’obbligo. A completare la setlist non poteva mancare che “X”. Lo Sheperd Bush viene davvero scosso dal pubblico con il famoso “X Jump”! La band quindi si allontana dal palco e dopo pochi minuti vengono ovviamente richiesti a gran voce. E dopo un’attesa di una decina di minuti ecco che tornano sul palco Yoshiki e gli altri, intonando una “Endless Rain” strappalacrime, ricordando che Hide è sempre stato presente tra loro e che non era mai stato dimenticato. Le lacrime tra il pubblico si sprecano e ancora prima che se ne potessero rendere conto, l’assolo di piano di “Art Of Life” prende vita dalle mani di Yoshiki e gradualmente si trasforma nel pezzo più famoso del gruppo. Un peccato che non l’abbiano suonata per intero, ma non si può pretendere tutto, soprattutto da un brano di trenta minuti. Saluti finali tra le note di “Forever Love”, un paio di tuffi sul pubblico da parte di Yoshiki che ne esce sempre più sconvolto e sassaiola di bottiglie da parte di Sugizo che probabilmente a tempo perso allena i lanciatori di baseball della nazionale visti i lanci. Ora come ora sono poche le band che dopo decenni di carriera possono permettersi live del genere, e ancora meno quelle che sanno trasmettere tali emozioni.




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