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ROYAL HUNT - X

Reviews

ROYAL HUNT
X

(Scarlet Records/Audioglobe)

2010

Sono attesi al varco da una buona fetta di pubblico ogni volta che propongono un nuovo album, e il giudizio su di loro dipende in modo particolare dalla voce solista. Che cosa aspettarsi questa volta dai Royal Hunt, dopo la partenza di DC Cooper prima (impossibile da dimenticare per il suo determinante contributo a Paradox, quello che è finora il momento più alto della carriera del gruppo) e di John West poi? La risposta porta il nome di Mark Boals, che in questo X (titolo che indica assai banalmente che si tratta della decima release per il gruppo di Copenaghen) sembra in grado di dare nuova linfa vitale ed energia a tutto l’insieme. L’impressione generale è che i Royal Hunt abbiano smesso di vivere sugli allori (basti pensare a Paradox Part 2 e al doppio album live pubblicato nel 2006, che chiaramente cercava di emulare il grande successo ottenuto con il suo corrispondente dieci anni prima) e abbiano trovato una nuova strada da percorrere. Una strada che riprende sicuramente molte delle tracce già viste, ma che tenta di esplorare anche nuovi terreni. Non mancano quindi le lunghe parti strumentali a metà fra i progressive e il power metal, come quella, particolarmente maestosa, che introduce “The Well” o quella che si trova a metà di “Blood Red Stars”, così come suscitano commenti positivi le parti corali, evidenti soprattutto in brani come “Army Of Slaves”. La novità è costituita, paradossalmente, da una maggiore attenzione per il passato, con un occhio di riguardo per l’hard rock anni ’70 alla Uriah Heep, che viene richiamato in particolare dalle tastiere (ascoltare “Shadowman” e “Back To Square One” per conferma). Questo elemento aggiuntivo, unito alla voce di Mark Boals, che si muove perfettamente a proprio agio in mezzo a queste atmosfere, si associano in perfetta armonia e danno vita ad un disco che sa essere allo stesso tempo potente e delicato. Non si può ancora gridare al miracolo, e probabilmente è impossibile che la band capeggiata dal gigantesco Andre Andersen riesca a eguagliare i fasti della seconda metà degli anni ’90, ma questo è sicuramente un buon inizio.


Anna Minguzzi

Track List:

1. Episode X (arrival)
2. End Of The Line
3. King For A Day
4. The Well
5. Army Of Slaves
6. Shadowman
7. Back To Square One
8. Blood Red Stars
9. The Last Leaf
10. Falling Down
11. Episode X (departure)




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