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OLD MAN'S CELLAR - Wine And Swines

Reviews

OLD MAN'S CELLAR
Wine And Swines


(Musicology)

2009


Prima fatica per gli Old Man's Cellar, nati a Modena dall'incontro fra Freddy Veratti, chitarrista dei Neronova, e Ricky DC, in passato voce dei Lost Breed. A spiegare il concetto alla base di questo progetto ci pensa la press release: “l'album si aggrappa al forte legame con le componenti vere, genuine e sanguigne che ci guidano nelle esperienze di vita, anche più spirituali, riassunto nell'assonanza “Wine And Swines”, richiamo accorato ai sostentamenti primari, rivisti in chiave affettuosa, della terra d'origine della band e alla sua anima rock: vino e porci”. E la passione che i ragazzi ci mettono sprizza da ogni nota: l'opener “Shatter The Barrel” mostra un gruppo compatto, musicalmente intento a cercare di rinverdire i fasti delle grandi hard rock band 80iane, con un occhio di riguardo per il presente, con ogni probabilità conscio che una pedissequa rilettura dei canoni hard'n'heavy tradizionali finirebbe per essere soltanto controproducente. Tecnicamente preparati e smaliziati quanto basta per non tuffarsi a volo d'angelo su un morbido materasso gonfio di banalità, gli Old Man's Cellar provano a mantenere alto il livello di gradimento mettendoci anche un po' di mestiere (la semi-ballad “Knees On The Straw” sembra pensata per palati un po' più fini di quelli cresciuti a pane e hair metal), non sempre centrando il bersaglio con l'infallibile precisione di un impeccabile cecchino. Con lo scorrere dei pezzi, infatti, emerge un risvolto della medaglia certamente poco confortante: sebbene l'intenzione di accaparrarsi una fetta di pubblico un po' più ampia, che potrebbe andare dai rocker vecchia maniera ai metallari tout court (concedetemi il termine), passando per gli aorster più raffinati ed esigenti sia chiara e comprensibile, non sempre il risultato esalta le abilità compositive della band, che a tratti sembra avere grosse lacune in fatto di personalità. Pur nell'insistente e apprezzabile ricerca di originalità e “modernismo”, sono troppi, infatti, i rimandi a gruppi storici come Bon Jovi, Extreme, Mötley Crüe, Def Leppard e Skid Row, spesso citati quando se ne sarebbe potuto fare senza dubbio a meno. Una buona partenza, ma giunti alla fine dei 35 minuti di durata del cd, la sensazione che tendano a perdersi per strada è troppo forte per giustificare un giudizio superiore alla sufficienza; per il futuro è lecito aspettarsi un piccolo passo in avanti su territori un briciolo più personali. Non sono dei novellini, non dovrebbero pertanto avere grosse difficoltà a raddrizzare il tiro.

Stefano Gottardi

Track List:

1. Shatter The Barrel
2. Amber Lights
3. Knees On The Straw
4. Glue
5. A Beer To Say Goodbye
6. Lips
7. Soul Exercise
8. Summer Of The White Tiger





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