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WILD WET

Interviews

WILD WET - La band

Intervista a cura di Stefano Gottardi

Incuriositi da un ep di debutto molto convincente, intitolato Carousel Of Nothing, abbiamo deciso di intrevistare l'intera band dei Wild Wet, rocker tricolori ma dal DNA decisamente americano.

Carousel Of Nothing rappresenta il vostro esordio discografico: se vi chiedessi di provare a tracciare un bilancio della vostra carriera dagli esordi fino ad ora, che cosa mi rispondereste?
Daniel: In realtà non c'è molto da raccontare perché è circa un anno e mezzo che noi cinque abbiamo iniziato a suonare insieme, provenivamo tutti da band di merda con esperienze molto diverse, ma ci siamo trovati bene fin da subito perché avevamo la stessa voglia di fare casino, fare i fighi con le ragazze e queste stronzate qua. Ma anche di realizzare qualcosa di concreto, di unico, di nostro, che restasse in qualche modo, un cazzo di cd. In culo a tutte queste tribute band/cover band di merda che spopolano tanto ma che non sono un cazzo, non esistono, non hanno nulla. Luke e BJ avevano un po' di idee loro su cui abbiamo lavorato fin da subito e abbiamo registrato tirando fuori questi 6 pezzi, poi pubblicati come ep. Nel tempo disponibile tra concerti in giro, fughe negli USA e “sbroccamenti” di testa.

Come avete attirato l'interesse di un management americano?
Matt: Siamo venuti a sapere che c'era questo manager a New York che stava cercando una rock band con cui lavorare, l'abbiamo contattato e siamo partiti per incontrarlo, e lui evidentemente deve aver pensato che eravamo pazzi abbastanza per scommettere su di noi.

Come siete arrivati, invece, a firmare un contratto con la Gracie/EMI?
Matt: Vic, il nostro manager, ha organizzato tutto tramite contatti che aveva lui lì a New York e facendo leva anche su conoscenze nel circuito soul, hip hop.

So che avete suonato spesso negli Stati Uniti, che differenze avete trovato in America rispetto all'Italia? Com'è il pubblico? C'è un maggiore interesse verso queste sonorità rispetto al nostro Paese?
Blackjack: Là non ci sono pregiudizi musicali e la gente esce nei locali per divertirsi e ascoltare la musica senza nessun limite mentale.
Luke: Le persone non vengono per giudicare quanto sei bravo o quanto fai schifo, ed anche tra band non abbiamo sentito rivalità, anzi abbiamo stretto fin da subito un buon rapporto e avremmo potuto continuare per molto tempo...
Blackjack: Si esatto, la gente vuole divertirsi e basta.
Daniel: Il nostro Paese è merda.

Vi va di raccontarci qualche aneddoto divertente relativo alle date americane?
Matt: Una volta avevamo una serata in uno strip-bar a Manhattan e il buttafuori non voleva fare entrare BJ che non aveva ancora 21 anni, e non voleva sentir ragione! Siamo stati un'ora a contrattare per lui e alla fine siamo arrivati al compromesso che BJ non avrebbe ingerito neanche un goccio d'alcol e non avrebbe molestato nessuna ragazza!
Luke: Ahahahah tanto non l'avrebbe fatto comunque!
Matt: Gwill ha perso 4 biglietti aerei per il ritorno all'aereoporto.
Luke: Ce ne sarebbero talmente tante altre che dovrei scrivere un libricino.
BJ: Di tutto, strumenti persi, nottate passate a dormire in scantinati nel Bronx, chiappine volanti, jam session improvvisate all'ultimo minuto in quello studio dove hanno registrato i Led Zeppelin... come si chiamava? Blue Ray?
Luke: Royal Blue qualcosa così mi sembra.
BJ: Boh... be' si comunque robe così.

Avete diviso il palco oppure sentito suonare qualche band interessante mentre eravate negli Stati Uniti?
Luke: Abbiamo suonato con parecchie band locali, ma eravamo in un circuito underground.
Daniel: Eravamo noi la band interessante.

Avete mai pensato di fare come i Vains Of Jenna, mollare tutto e trasferirvi a Los Angeles? Se sì, che cosa vi ha trattenuto?
Luke: Noi pensiamo di fare come i Wild Wet, e un giorno magari di essere noi un esempio da prendere.
Blackjack: L'unico modo è di avere una carta verde ed avere un lavoro.
Matt: O un contratto milionario.

Come riassumereste, in poche parole, la musica contenuta su Carousel Of Nothing?
Matt: È rock all'ennesima potenza.

Che cosa vuole rappresentare l’artwork di copertina?
Luke: Mi piaceva l'idea. È di un film degli anni '50. Rappresenta quanto sanno essere pericolose le donne ahahaha!

Quanto conta l’immagine per una band come i Wild Wet?
Blackjack: Zero, tutto spirito interiore che emaniamo ahahah!
Daniel: L'immagine non è una cosa che puoi decidere da fuori, fa parte di te, di quello che sei. Altrimenti sei solo un pagliaccio. O ce l' hai o non ce l' hai, e se nasci con un' immagine di merda non puoi farci nulla, anche se ti mascheri con tutti i cliché del cazzo che vuoi.
Matt: Se hai una tua personalità nemmeno te ne preoccupi.

State già componendo qualche brano per il secondo lavoro? Potete darci qualche piccola anticipazione sui contenuti?
Blackjack: Abbiamo in cantiere già 6-7 pezzi. Non appena ne avremo una dozzina che ci convincono li andremo a registrare.
Luke: Sicuramente hanno un suono più ricercato, risentono di un maggior lavoro d'insieme tra me e BJ.

La scena italiana è povera di sleaze/glam band di un certo spessore, come mai secondo voi? Quali le più promettenti?
Gwill: Perché gli anni '80 sono passati da 30 anni.
Luke: Fondamentalmente non me ne frega un cazzo, anche perché non sento i Wild Wet etichettabili sotto questo genere.
Matt: Guarda non so che dirti riguardo alle band più promettenti, frequentiamo tutt'altro ambiente.

Come vedete la scena europea, invece? Quali le formazioni da tenere d’occhio, a vostro parere?
Matt: Stesso discorso. Non conosciamo gruppi underground, non ci interessa proprio.

Quali saranno le prossime mosse in casa Wild Wet?
Luke: Come ti dicevamo stiamo lavorando ai pezzi di un album vero e proprio, anche se ancora non c'è nulla di stabilito, ed è ancora tutto soltanto un'idea; vediamo se per quest'estate ci sarà modo di suonare in giro negli USA e se non ci si sputtana del tutto il cervello prima. Ciao a tutti! E grazie!





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