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WAYWARSON

Interviews

WAYWARSON - Paris Scaglione

Intervista a cura di Paolo Paganini

In occasione dell’uscita dell’album Alone abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il gentilissimo Paris Scaglione, deus ex-machina del progetto Waywarson. Grazie alla sua disponibilità vi racconteremo vita morte e miracoli della band meneghina tra passato presente e futuro.

Ciao Paris, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Ti va di presentare la band ai lettori di Roxxzone?
Al momento attuale la band è composta da Anthony Miles alla voce e basso, Jorg Busellu alla batteria, ed io Paris Scaglione alla chitarra, tastiere e piano. Ci siamo formati nel 1991 con un'altra line-up, che poi è anche cambiata varie volte nel corso degli anni. Nel 1994 abbiamo partecipato alla mitica compilation Nightpieces IV della Dracma Records, poi, a causa di problemi di formazione, nulla di importante fino alla pubblicazione dell’album Alone nel 2008.

Il vostro nuovo disco ha richiesto una gestazione un po’ lunga. Sostanzialmente le canzoni che lo compongono erano già pronte e furono pubblicate nel 2003. Cosa è successo durante questi ultimi sei anni?
Nel 2003 Alone era finito dal punto di vista delle registrazioni, poi ho continuato a sperimentare con le nuove apparecchiature del mio home studio, senza decidermi per una versione definitiva fino al 2008.

Nella mia recensione di Alone ho fatto riferimento a gruppi quali Magnum, Dare, Ten e Genesis. Quanto riconosci il sound di queste band nella tua creatura?
I primi tre gruppi sono fra i miei artisti preferiti di questi ultimi anni e quindi sicuramente ci sono state delle influenze, soprattutto a livello di arrangiamenti e sonorità, non come canzoni in sé, che mi vengono dal cuore senza voler imitare nessuno. Per quanto riguarda i Genesis, devo dire che praticamente non li conosco, ma non sei stato il primo a farmi notare questa somiglianza, che sicuramente mi onora.

Ho letto che in passato avete quasi rinunciato alla promozione dell’album Long Way Home. Cosa ti ha spinto a fare questa scelta?
Diciamo che non eravamo pienamente soddisfatti del risultato ottenuto ed è un peccato perché ci eravamo impegnati molto ed avevamo anche masterizzzato l’album ai Profile Studios di Milano, dove sono passati moltissimi artisti famosi. Per essere più preciso il precedente cantante Johnny Rozza, mio cugino e co-fondatore dei Waywarson, non aveva dato una prestazione vocale convincente, cosa che era emersa subito dopo i primi ascolti. Non voglio addossargli tutta la colpa, perché io avevo approvato le sue linee vocali. Comunque ho sempre considerato Johnny come la voce italiana con la timbrica più adatta per cantare il nostro genere e mi dispiace che si sia ritirato.

Che ruolo ha avuto e quanto ha pesato nell’economia del vostro gruppo l’incontro con Bruno Guerrini?
Guerrini è un autore e fonico molto quotato e la sua collaborazione è stata fondamentale per la buona riuscita dell’ album: in particolare si pensi che, ormai lavorando molto con i software più che con l’hardware, la mia effettistica e quella del suo studio sono del tutto simili; la differenza l’ha data la sua esperienza e il suo “orecchio”.

Che impressione hai della scena hard rock melodica italiana vivendola in prima persona?
Grandissima passione e qualità: purtroppo il pubblico a volte preferisce andare sul sicuro e segue gli artisti internazionali storici del genere, che non sempre forniscono prestazioni esaltanti.

Oltre ai Waywarson ovviamente, c’è qualche band italiana che ritieni molto interessante?
Gli Elektradrive e i Myland su tutti, poi stanno uscendo altre cose molto interessanti come Eva, Second Sight…

Quale è stato a tuo giudizio il momento più importante dei Waywarson fino a questo momento?
L’uscita dell’album Alone, finalmente supportato da persone quali Bruno Tibaldi e la sua casa discografica ”Studio Lead” e Bruno Guerrini, che mi hanno dato fiducia ed hanno creduto in me. Questo per me è un buon punto di partenza, per ambire a qualcosa in più.

Oltre che aver ispirato il nome della band quanto hanno influito i Kansas ed il progressive nel tuo bagaglio culturale?
Come nel caso dei Genesis, anche per i Kansas posso dire di non conoscerli quasi per niente. Crescendo musicalmente, forse certe soluzioni “progressive” mi sono uscite spontaneamente.

Rispetto ai tuoi esordi cosa è cambiato nel tuo modo di fare musica e quanto la tua maturazione ha influito nei tuoi testi?
In passato sentivo più le influenze dei grandi gruppi americani di hard rock, quali Ten, Tesla, House Of Lords, ed anche le tematiche erano più leggere e spensierate (tutt’ora la maggior parte dei gruppi di aor/hard rock non brilla comunque per dei testi troppo originali o impegnati). Crescendo ho sentito di dover esprimere qualcosa di più profondo e personale a livello di liriche e così pure la musica ha seguito necessariamente questo cambiamento.

Relativamente ai musicisti del panorama aor/hard rock melodico quale sarebbe la tua formazione ideale e perché?
Questa è una domanda difficilissima, soprattutto per quanto riguarda i cantanti, che, diversamente dalla maggior parte degli altri chitarristi, sono la cosa che mi interessa di più in una band; perché se guardiamo al mio gusto personale direi Gary Hughes, ma se pensiamo a delle voci immense, non potrei che citare Mark Free; per quanto riguarda gli altri strumenti non ho grossi dubbi e direi Vito Bratta e John Sykes alle chitarre, Tony Franklin al basso, Tommy Aldridge alla batteria e Greg Giuffria alle tastiere.

Da musica commerciale l’aor è diventata nel corso degli anni sempre più un genere per cultori.
Al di là dei riscontri economici, era meglio prima o adesso?
Per il fatto che adesso sia una musica per cultori, io preferisco come è ora; però, senza voler essere nostalgico, certi capolavori del passato non torneranno mai più: parlo di Ten degli Y & T, il primo degli House Of Lords, i primi due dei Tesla, Under Lock And Key dei Dokken, i Signal, Lion… scusa… meglio che mi fermi!


Puoi anticiparci qualcosa riguardo il progetto “Traveller Trilogy” che state preparando?
Non è niente di così ambizioso come potrebbe sembrare: è solo un modo logico di concatenare i prime tre album che ho già composto per i Waywarson: così nel primo album, Alone, il tema di fondo è la solitudine, un senso di alienazione e di voglia di fuggire; nel secondo ci sarà spazio per un lungo viaggio con nuove esperienze e conoscenze e nel terzo ci sarà il ritorno a casa, il ritrovamento di me stesso e della “Via”. Non è un vero e proprio concept, perché le canzoni sono slegate fra di loro e a volte affronto anche tematiche di carattere più generale.

Pensi che questa line-up sia quella definitiva? Avete in programma qualche data live per promuovere il nuovo lavoro?
Devo essere sincero e dirti che ci sono stai ulteriori problemi di formazione, che al momento preferisco non anticiparti. Non pretendo che nessuno sia coinvolto come me al 100 % nei Waywarson, però almeno un po’ di collaborazione… Per questo motivo non è prevista al momento un’ attività dal vivo.

Ti ringrazio ancora infinitamente per la cortesia e auguro a te ed ai Waywarson un grande futuro. Alla prossima!
Grazie di cuore a te e a tutta la redazione di Roxx Zone per la passione e la serietà con cui supportate la scena underground italiana.




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