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VIRGIN STEELE

Interviews

VIRGIN STEELE - David De Feis

Intervista a cura di Anna Minguzzi


Il classico novembre bolognese si abbatta implacabile con una bella serie di gocce di pioggia grosse come padelle proprio mentre lo sparuto gruppo di intervistatori coinvolti stanno emigrando da un hotel all’altro alla ricerca non dell’Arca dell’Alleanza, ma più semplicemente di Davie De Feis, leader indiscusso dei Virgin Steele, che si trova nelle vicinanze dell’Estragon (il tutto sta nel capire, appunto, in quale hotel) in attesa di esibirsi come headliner al prestigioso festival Steel Fest. Per fortuna, risolti gli equivoci, il minuto ed energico frontman si rivela essere una persona dalla conversazione piacevole e dalla battuta pronta, il territorio di caccia ideale quando si percorre il delicato sentiero delle interviste dal vivo. Ecco in sintesi che cosa ci ha raccontato.

Tra poco ricorrerà il trentennale della fondazione dei Virgin Steele. Che programmi avete per festeggiare la ricorrenza?
Mi taglierò i capelli a zero (risate generali, ndr)! A parte questo, il prossimo anno cominceremo a ristampare tutti i nostri dischi con all’interno diverse bonus track, in modo da avere tutto il catalogo disponibile entro la fine dell’anno. Oltre a questo, speriamo di riuscire a fare una serie di show speciali che celebrino le nostre canzoni in un modo differente, forse qualcosa in versione acustica, e con un narratore che racconti gli avvenimenti contenuti nei brani. Stiamo pensando a qualcosa di simile per celebrare l’anniversario, e sicuramente passeremo anche da qui.

Avete mai pensato di esibirvi, come anche altre band hanno fatto, dal vivo con una vera orchestra?
È un qualcosa che mi piacerebbe veramente fare, oppure fare una registrazione live con un’orchestra, ma non so quando lo faremo.

Quale pensi che sia il segreto di una band per sopravvivere ed essere ancora qui dopo tutti questi anni?
È sicuramente e semplicemente la passione per la musica, amore per la musica. Non ho mai pensato a questo come a un business, è semplicemente un modo di vivere.

Cè una canzone che ti annoi a suonare dopo tutti questi anni, ma che devi continuare a suonare perché i fan la vogliono sentire?
Sì e no. Ci sono certe canzoni che suono più di altre, ma mi diverto sempre a suonarle dal vivo, e se c’è qualcosa che in quel momento non mi sento di fare, non lo facciamo, e probabilmente lo show successivo sarà ancora diverso.

Hai qualche storia interessante, divertente, emozionante, di backstage, che vuoi raccontarci?
Una delle ultime volte in cui siamo andati in Grecia ho quasi decapitato il nostro ingegnere del suono. Stavamo facendo un tour di dei settimane, che sarebbe terminato in Grecia, era la fine del tour e avevamo bevuto molto, e ho distrutto la stanza che condividevo con Edward. Lui non si è accorto di niente, stava dormendo mentre io facevo tutto il casino, a un certo punto ho preso la spada, ho distrutto il suo letto, e lui non si svegliava. Un momento dopo mi sono ritrovato sul tetto che cercavo di tagliargli la testa con la spada.

Qual è la tua percezione del tipico fan del metal rispetto a quello di 30 anni fa?
Adesso i fan vengono ai concerti con un sacco di apparati tecnologici, i-phones, telecamere e tutto il resto, e poi restano fermi tutto il tempo. Non mi piace avere a che fare con un pubblico così... che cazzo stai facendo? Vivi nel presente e guardati lo show. Vivi il momento, perché non tornerà più. Tra l’altro, non mi piace Youtube, non mi importa se si vedono dei buoni show, non mi piace.

Che cosa ne pensi dei tanti talent show che spopolano ovunque in questo periodo, come X Factor e American Idol?
Non fanno per me, non mi interessano per niente e non li guardo. Mia sorella ha partecipato a X Factor e ha superato un paio di round, ma poi non è andata avanti. Io amo cantare, e penso che sicuramente ci siano delle persone con delle bellissime voci all’interno di questi show, ma che cos’altro potranno fare? Sanno scrivere canzoni? Non mi piace che la musica sia come uno sport competitivo, è una questione di gusti: questo piace a me, mentre a te non piace, e così via, è impossibile farla diventare una competizione.

Che cosa fai per mantenere la tua voce così com’è ancora oggi?
Non ho trucchi particolari, semplicemente mi esercito tantissimo ogni giorno… forse ho un disturbo ossessivo compulsivo (altre risate, ndr). Non ho comunque un tempo minimo di ore di esercizio al giorno, dipende dalla situazione.

La musica, come molte altre aree della vita umana, tende a essere ciclica. Al momento attuale stiamo vedendo un ritorno delle sonorità rock “classiche”. Quale pensi che potrebbe essere il trucco, per le etichette, la stampa e le band, per non essere dimenticati nuovamente?
Continuare a creare nuova musica, continuare ad andare avanti. Non voglio essere un tipo nostalgico, con ogni disco voglio continuare a crescere, voglio essere onesto in quello che siamo oggi, ogni disco è un riflesso di quello che siamo in quel momento. Quindi, se voglio essere onesto, nessun disco suonerà mai come uno di vent’anni fa. Alcune band ci riescono, fanno uscire lo stesso disco ogni anno, ma io non ci riesco.

Non hai paura che tutti questi ritorni di band degli anni ’80 potrebbero essere giudicati come un’opportunità puramente commerciale o lucrativa?
Alcune band possono essere viste in questo modo, per noi non è mai stata una questione commerciale o di guadagno.

C’è qualcosa che ti manca o che rimpiangi dai vecchi tempi?
Il mio udito (risate finali, ndr)!


Si ringrazia Fabio “Defender” De Carlo per la preziosa collaborazione.




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