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HEAVEN'S BASEMENT - Unbreakable

Reviews

HEAVEN'S BASEMENT
Unbreakable

(Autoprodotto)

2011

Autori di un paio di lavori prima a nome Hurricane Party, e poi Roadstar (anche se dei membri originali oggi è rimasto solo il batterista Chris Rivers), gli inglesi Heaven's Basement sono uno di quei gruppi che fa venire spontaneo domandarsi come mai non siano ancora sotto major. Eppure fra i nomi grossi che si sono interessati alla band figurano anche quelli del guru della Geffen John Kalodner, dei produttori Kevin Shirley e Bob Marlette e di John Bon Jovi, che gli ha fatto aprire un suo concerto. E fra gli altri artisti con cui hanno suonato in giro per l'Europa ci sono Papa Roach, Buckcherry, Blind Melon, Hardcore Superstar, Tesla, Theory Of A Deadman, Shinedown, D-A-D, Thunder e Black Stone Cherry. Forse i dissapori con la label dei Roadstar, la Magic Hat Records, hanno fatto preferire ai ragazzi la via dell'autoproduzione, o forse i tanti cambi di componenti hanno impedito di esser presi troppo seriamente da qualche grossa casa discografica. Chissà. L'ultimo cambiamento è quello del cantante Richie Hevanz, sostituito dallo sconosciuto Aaron Buchannan e il passaggio della formazione da 5 a 4 elementi dopo l'uscita di uno dei chitarristi, il ritmico Johnny Rocker. Con la nuova line-up e un look da brit pop band (non c'è più traccia di capelli lunghi!) sul retro di copertina, le speranze di trovarsi di fronte a qualcosa di buono a prima vista sembrano ben poche. La partenza, affidata alla title track, con nostra grande sorpresa mostra però un sound ancora più pesante che in passato! Pur mantenendo la base heavy rock e blueseggiante, da sempre marchio di fabbrica, i ragazzi hanno deciso di osare un po' e proporre un suono più energico e al passo coi tempi. Ci si mette davvero un attimo ad abituarsi alla timbrica di Aaron Buchannan che, sin dalle prime battute, riesce nel difficile compito di far dimenticare il suo pur bravo predecessore. Anche la successiva “Guilt Trips And Sins” segue sentieri heavy e moderni, mostrando i denti e colpendo duro all'inizio, per poi concedersi un break centrale più pacato, preludio ad un breve, robusto ed efficace assolo. “The Long Goodbye” lascia qualche spazio in più alla melodia e a qualche passaggio più atmosferico, prima di aprirsi nel solito, devastante ritornello. I nuovi Heaven's Basement non cercano mai il refrain vincente, né sono mai catchy o ruffiani, ma riescono ugualmente a metter sul piatto della bilancia una buona dose di melodia. “Close Encounters” è un mid-tempo che gira attorno a un riff ossessivo, crea il giusto climax per la più lenta “Paranoia”, rivelandosi un perfetto apripista per le atmosfere più rilassate di un pezzo che attualizza l'hair metal 80iano, puntando su un ritornello semplice ma piuttosto efficace. Il “viva la vida loca” che lo precede fa pensare ai divertenti Gypsy Pistoleros. “Let Me Out Of Here” prosegue su binari sonori pacati e moderni, confermando la bravura della band a rallentare i ritmi senza far perdere la tensione e il dinamismo del (mini) cd. La conclusione, affidata a “Leeches” è una nuova sgasata con partenza impennata, che mette la parola fine nel migliore dei modi a un lavoro davvero molto interessante. Hanno saputo rileggere in chiave moderna la proposta di Whitesnake, Guns N' Roses e Mötley Crüe, mischiandola con elementi più attuali alla maniera di Shinedown, Velvet Revolver, Nickleback, Saliva e Black Stone Cherry, dando alle stampe un prodotto di grande spessore. Sono senza dubbio uno dei migliori giovani gruppi sulla piazza; pollice alto, anche stavolta.

Stefano Gottardi

Track List:

1. Unbreakable
2. Guilt Trips And Sins
3. The Long Goodbye
4. Close Encounters
5. Paranoia
6. Let Me Out Of Here
7. Leeches




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