ROXX ZONE - If you don't like rock n' roll... we don't like you!


Vai ai contenuti

Menu principale:


TOXICROSE - Toxicrose

Reviews

TOXICROSE
Toxicrose

(City Of Lights)

2012




Arriviamo con un po' di ritardo a parlarvi dell'opera prima dei Toxicrose, che ha visto la luce nel dicembre del 2012. La copertina fa immediatamente pensare a quella del piccolo grande capolavoro Rest In Sleaze. Il look ricorda un po' quello dei Black Veil Brides (magari incrociato con quello dei Sister...), ma i lettori più attenti e conoscitori della scena sleaze scandinava non si faranno di certo trarre in inganno, perché i nomi coinvolti non lasciano dubbi riguardo alla provenienza dei membri. Tom (Wouda) è stato l'ultimo chitarrista dei Gemini Five prima della pausa (scioglimento?) che dura ormai da troppo tempo. Andy (Lipstixx) e Michael (Sweet, fratello di Martin dei Crashdïet, che ha curato la produzione) erano cantante e batterista dei Lipstixx 'N' Bulletz, e il bassista Goran (Imperator) faceva parte dei Sexydeath. Le credenziali quindi non sono malvagie, il background dei quattro è decisamente hard rock oriented. La formula prevede una solida base hard 80iana, ritmiche heavy, un massiccio uso di cori e synth, che danno una forte inclinazione modernista al sound, in ogni caso debitore di artisti come Gemini Five (quelli più oscuri di Black Anthem), veri Crashdïet (quelli di Dave Lepard), primissimi Mötley Crüe e W.AS.P. La proposta, pur differenziandosi un po' dal classico sleaze svedese, non è comunque fra le più originali: particolare pressoché ininfluente quando c'è dietro un ottimo songwriting, ma non è questo il caso dei Toxicrose, i cui pezzi cominciano a scricchiolare quasi subito e non riescono a far cambiare idea nemmeno dopo ripetuti ascolti. Manca quel piglio stradaiolo e, sopratutto, genuino e spontaneo che avevano i gruppi a cui certamente si ispirano. Le referenze come detto all'inizio sono buone, ma il risultato non convince appieno: i brani non coinvolgono e i ritornelli non entrano in testa, la produzione non è male ma queste cinque composizioni non hanno un'anima. Inoltre, la voce di Andy è rimasta la stessa, mediocre, dei tempi dei Lipstixx 'N' Bulletz. Pollice verso, non ci siamo; dal vivo però questa band dovrebbe fare bene, perlomeno nel backstage dopo il concerto, con le immancabili fan(ciulle) sensibili al fascino dell'uomo efebico scandinavo...

Stefano Gottardi

Track List:

1. A Song For The Weak
2. Set Me Free
3. Follow Me
4. Black Bile
5. Fear Lingers On




Torna ai contenuti | Torna al menu