ROXX ZONE - If you don't like rock n' roll... we don't like you!


Vai ai contenuti

Menu principale:


OCTANE GYPSY - Tough Luck Mile

Reviews

OCTANE GYPSY
Tough Luck Mile

(Autoprodotto)

2008

Sembra che ci sia una sorta di predisposizione speciale a fare del buon rock’n’roll in chi, come gli Octane Gypsy, nasce e cresce negli States nutrendosi sin dalla più tenera età di pane, burro e rock. Il disco si presenta con un sound in stile Black Crowes, uno dei migliori gruppi della scena americana degli anni ‘90, e questo è un grande presupposto dal quale partire. Sono sfacciati, carichi a mille, e non disdegnano tocchi di classe come nella ballad “Double Shift”, intensa, sentita, che ci riporta alla memoria la “Amanda” dei Boston, da suonare al chiaro di luna nelle sere d’estate con il canto delle cicale a fare da unico sottofondo. Sin dal principio si nota la giusta dose di aggressività nella sei corde di Brian Scott, che ci prende per mano dall’intro di “Save Me” e ci accompagna nell’ascolto del lavoro di quella che sembra proprio essere una sua creatura, dato che oltre alle linee di chitarra, sia ritmica che solista, si diletta anche con il basso (con la preziosa collaborazione di German Briseno). Nelle conclusive “Honky Tonk Women” e “Rebel’s Highway” (in cui Scott dà il meglio di sé nel solo centrale) si riprende il tema iniziale, interrotto solo per poco dalla già citata “Double Shift”, riportando il livello sui binari del miglior rock ’n’ roll. La giovinezza è forse il punto di forza e allo stesso tempo quello debole di questa band americana. Sì, perché se da un lato gli dà una grande spinta, una carica che solo la voglia di emergere sa dare, dall’altro mette però in evidenza alcuni difetti come la scarna produzione e un sound un po’ debole e asciutto in cui basso e batteria non riescono a caricare a dovere le song (ma questo è un problema che può essere limato, e siamo sicuri lo sarà, con l’aiuto di un budget maggiore). Se possiamo permetterci di dare un consiglio alla pur ottima Eleanor Goldfield, crediamo che potrebbe variare un po’ il suo “arrampicarsi” sulle note più alte, il modo di prolungare gli acuti, rendendo così l’ascolto dei brani meno prevedibile e scontato. Comunque l’abito della rocker sembra esserle stato cucito addosso esattamente su misura, la sua voce, di Jopliniana memoria, paragone scomodo ma meritato, fa il resto, ha talento e grinta da vendere. Buono anche l’apporto di Derek “Goldstar” Smith alla batteria, ottimo motore degli Octane Gypsy, mai fuori posto. Il suono della chitarra di Scott esce un po’ fuori dal coro nel solo di “Save Me”, ma è soltanto un difetto di registrazione, infatti gli spazi che si ritaglia sono ben scelti e mai invadenti o banali. Nessuno qui sembra soffrire di manie di protagonismo e credeteci, è una qualità difficile da riscontrare soprattutto nelle giovani band che cercano di esplodere. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: i presupposti sono quelli giusti, questo è solo il primo assaggio di un gruppo di cui, siamo sicuri, si sentirà parlare ancora e molto presto perché quello ritratto sulla copertina del cd, più che un tramonto, sembra essere l’alba di un’ottima carriera. Questo è quello che auguriamo ad una band che davanti al bivio immortalato sulla cover ha imboccato la giusta direzione.

Ivan Varsi

Track List:

1. Save Me
2. Double Shift
3. Honky Tonk Women
4. Rebel’s Highway






Torna ai contenuti | Torna al menu