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THE TREATMENT - This Might Hurt

Reviews

THE TREATMENT
This Might Hurt

(Spinefarm Records)

2011

Rock n' roll cazzuto e (talvolta) sparato a 200 all'ora, che gira già da un po' nello stereo e ci troviamo a recensire con colpevole ritardo, tanto che nel frattempo è uscita una versione riveduta e corretta dello stesso lavoro, oggetto di questa recensione. Ma, come si suol dire, meglio tardi che mai, no? Soprattutto quando si tratta di una band così giovane e promettente, che recentemente è stata scelta per aprire le date europee di Alice Cooper e Steel Panther. Mischiando hard rock vecchia scuola alla Thin Lizzy, Aerosmith, UFO allo sleaze 80iano di L.A. Guns, Guns N' Roses e con una punta di The Cult, il combo britannico sbatte in faccia all'ascoltatore un disco selvaggio e compatto, con una voce, quella di Matt Jones, che colpisce e cattura sin da subito. “Departed”, “The Doctor”, “I Want Love” e “Just Tell Me Why” aprono le danze e spiazzano per l'eccelsa bontà. Dopo una simile partenza sarebbe lecito aspettarsi un calo di tono, ma “D**K F**K F***T”, che non era contenuta nella versione originale del lavoro, scuote gli animi dando all'album un tocco di sleaze d'annata dal retrogusto Aerosmith. “Nothing To Lose But Our Minds" tira un po' il freno e nel ritornello riporta alla mente il classico dei Mott The Hoople “All The Young Dudes”. L'hard rock robusto di “Shake The Mountain” ricorda un po' i Black Crowes ma segna un rallentamento qualitativo, mentre “I Fear Nothing” è un filler bello e buono. “Winter Sun” riprende ancora territori cari ai Black Crowes continuando a zoppicare, ma per fortuna la più quadrata “Lady Of The Light” rialza il tiro e introduce “Road Rocket”, altro ottimo brano che stranamente non faceva parte della prima edizione del cd. L'anthemica “Stone Cold Love” e la Led Zeppelin-oriented “I Will Be There” conducono alla traccia conclusiva, la versione acustica di “Just Tell Me Why”. In alcuni frangenti ricordano un po' i compagni di etichetta Jettblack, pur con qualche punticino in meno a livello di songwriting, tuttavia con un'età media che si attesta attorno ai 18 anni non si può certo pretendere miracoli, anche se per il futuro è lecito attendersi una maggiore compattezza e qualche filler di meno. Dieci pezzi anziché quattordici sarebbero stati meglio, ma questa con ogni probabilità è stata una scelta della casa discografica. In ogni caso una partenza più che buona. Da segnalare l'ottima produzione, effettuata ai Barnyard Studios di proprietà del bassista degli Iron Maiden Steve Harris, con Laurie Mansworth (Airrarce) dietro la consolle, Tony Newton (Voodoo Six) responsabile del mixaggio e Ade Emsley (Iron Maiden, Tank, Voodoo Six) del mastering.

Stefano Gottardi

Track List:

1. Departed
2. The Doctor
3. I Want Love
4. Just Tell Me Why
5. D**K F**K F***T
6. Nothing To Lose But Our Minds
7. Shake The Mountain
8. I Fear Nothing
9. Winter Sun
10. Lady Of The Light
11. Road Rocket
12. Stone Cold Love
13. I Will Be There
14. Just Tell Me Why (Acoustic Version)




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