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BABY ANIMALS - This Is Not The End

Reviews

BABY ANIMALS
This Is Not The End

(Social Family Records)

2013




Nel 1991 il video di “Painless” è in heavy rotation su MTV e gli australiani Baby Animals, con il loro disco omonimo (che sarà il più venduto nella Terra dei Canguri sino all'esordio dei Jet dodici anni più tardi), sembrano destinati a diventare dei veri numeri uno. Tre musicisti di estrazione blues (con un chitarrista, Dave Leslie, che non disdegna qualche omaggio al buon Angus Young) ed una cantante, Suze DeMarchi, con un passato nel pop, dotata di una timbrica melodica, calda e avvolgente, spesso paragonata ad Annie Lennox e Chrissie Hynde dei Pretenders, danno vita ad un album rock di facile ascolto, un buon compromesso fra certo aor e quel Led Zeppelin sound che la band non ha mai nascosto di amare. La produzione di un grosso calibro come Mike Chapman (Blondie, The Sweet, Lita Ford, The Divinyls) fa il resto e il quartetto si imbarca in tour assieme a Bryan Adams in Europa e Van Halen negli Stati Uniti, su esplicita richiesta dell'artista canadese e di Eddie Van Halen, entrambi ben impressionati dal loro album. Nel 1992 la bellissima Suze conosce Nuno Bettencourt a Londra ed i due si innamorano. Sono una coppia fantastica, da sogno. Shaved & Dangerous del 1993 vede anche la collaborazione dell'ascia degli Extreme su tre canzoni, il gruppo va in tour con Robert Plant negli States, ma nel frattempo arrivano i Nirvana e l'hard rock di colpo non interessa più: il disco è un flop commerciale. Suze pensa che la band abbia avuto troppa fretta nel dare un seguito al debut, e qualche problema alla gola, con conseguente operazione chirurgica, non aiuta il suo umore. L'etichetta dei ragazzi, la Imago, pianifica la pubblicazione del terzo album, ma nel 1995 fallisce e chiude bottega. Suze intanto sposa Nuno, si trasferisce negli Usa e nel 1996 i Baby Animals non esistono più. Nel 1999 pubblica il disco solista Telelove, prodotto dal marito, poi per qualche anno si dedica a fare la mamma, fino a quando attorno al 2003/4 si cominciano a sentire delle voci secondo le quali gli INXS le avrebbero offerto il posto di cantante, appartenuto al compianto Michael Hutchence. Alla fine la band opta per realizzare un reality show allo scopo di trovare il nuovo frontman e di Suze non si sente più parlare fino al 2007, quando i Baby Animals si riuniscono in formazione originale e danno alla luce il cd Il Grande Silenzio (composto perlopiù da vecchi classici ri-registrati in acustico) su Liberation Records, che ristampa anche i precedenti album. Il gruppo ritrova l'alchimia degli anni d'oro, ricomincia a scrivere canzoni e a suonare in giro per l'Australia. Ma qualcosa scricchiola ed in breve Eddie Parise (basso) e Frank Celenza (batteria) abbandonano la nave; nel frattempo Suze divorzia da Nuno e ritorna a vivere a Sydney. Con due nuovi innesti la sezione ritmica è riformata e i Baby Animals per alcuni anni lavorano duro ad un disco che, già dal titolo, è una dichiarazione d'intenti: This Is Not The End, che significa “questa non è la fine”. Guardi la foto sul retro e quasi nulla sembra cambiato, almeno per la DeMarchi, ancora bella come venti anni fa, con i capelli corti e quel taglio sbarazzino che l'accompagna da sempre. Poi inserisci il cd nel lettore, premi il tasto play e anche qui, ti trovi subito a tuo agio con la musica dei Baby Animals, che sembra essersi fermata agli anni '90. La rocciosa “Email” mette in risalto la splendida voce, maturata col tempo, di Suze (c'è anche un videoclip su YouTube) e la chitarra di Dave Leslie, con i suoi giri blues, sa rassicurare anche il più scettico dei vecchi estimatori. “Bonfires” rallenta, ma esplode nel bridge ed ha uno dei ritornelli più intriganti che il quartetto sia mai riuscita a partorire. L'ugola sensuale di Suze ammalia anche nelle successive “Under Your Skin”, classico pezzo in stile Baby Animals e “Stitch”, altro lento; inutile nasconderlo: la protagonista indiscussa è lei. “Invisible Dreamer” si mantiene su lidi ipnotici e sognanti, e il crescendo centrale dà carburante al brano; “Warm Bodies” è un'altra ballata e stranamente tre canzoni non troppo pesanti in successione questa volta funzionano, forse sarà la magia che riescono a creare, che ha il sapore dei vecchi album del periodo d'oro del gruppo. “Things That Makes You Stay” preme nuovamente sull'acceleratore, coniugando alla perfezione istinto e melodia, come solo questa band sa fare; “Priceless” rallenta ancora e conquista al primo ascolto, diretta e spensierata com'è; stesso discorso per “Hot Air Balloon”, arioso mid-tempo di facile presa che ancora una volta esalta le qualità vocali della bella frontwoman e dà l'opportunità a Dave Leslie di sfoggiare un elegante assolo, quasi una rarità per un axeman sicuramente più devoto alle parti ritmiche. Chiudono l'energica “Got It Bad” e la più rilassata “Winters Day”, ottimo specchio delle due facce del disco, perennemente in bilico fra atmosfere power pop e sterzate hard, ma sempre intriso di quell'inconfondibile rock sound tipico delle formazioni australiane e riconoscibile fra mille. This Is Not The End è senza dubbio un album easy listening che piacerà ai vecchi fan e molto probabilmente anche ai più giovani e magari meno avvezzi alla musica heavy. Un ritorno col botto, e adesso speriamo di non dover aspettare così tanto prima di sentire ancora parlare di loro....

Stefano Gottardi

Track List:

1. Email
2. Bonfires
3. Under Your Skin 
4. Stitch
5. Invisible Dreamer
6. Warm Bodies
7. Things That Make You Stay
8. Priceless
9. Hot Air Balloon 
10. Got It Bad
11. Winters Day




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