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SLASH - Slash

Reviews

SLASH
Slash

(Roadrunner Records)

2010

Cosa ci si può aspettare da un disco solista di Slash, se non del ruggente rock’n’roll come piace a noi? E se poi aggiungiamo che questo album vede la collaborazione di grandi della musica come Ian Astbury, Lemmy Kilmister o Andrew Stockdale dei Wolfmother, non resta che schiacciare play ed alzare il volume a palla! Il primo brano di per sé vale una buona metà del disco, con l’accoppiata Slash/Astbury e un sound in pieno stile The Cult. “Beautiful Dangerous” vede come guest star Fergie, cantante del gruppo pop rap Black Eyed Peas. Non ci saremmo mai aspettati un pezzo così incisivo: tanto di cappello alla signorina, che dimostra le sue capacità anche fuori dal proprio genere! Ma la particolarità di questo album è nella varietà di suoni e stili che si differenziano canzone dopo canzone. La traccia numero tre vede alla voce Matthew Shadows degli Avenged Sevenfold: il ritmo di fa molto più denso e lo stile non si discosta molto da quello della band di Huntington Beach. Stessa cosa per “Crucify The Dead” firmata dal Dio del rock Ozzy Osbourne: tratti cupi e cadenzati quelli di questo brano, che ci fanno tornare alla mente gli anni ‘70 dominati dai Black Sabbath. Degna di nota l’intro molto blues di “By The Sword”, che si trasforma poi in un hard rock a tratti malinconico, a tratti furioso e davvero d’effetto. Ottimo anche l’unico assolo in vero stile Slash del disco. “Watch This” (con la partecipazione alla batteria di Dave Grohl e di Duff McKagan al basso) è il pezzo strumentale che tutti avremmo voluto ascoltare: qui Slash tira fuori tutta la vena blues che lo ha sempre contraddistinto mischiando un sound tipico dei vecchi Guns N' Roses con quello più moderno dei Velvet Revolver. “Hold On” invece è un brano che sinceramente avremmo tenuto fuori dall’album ad ogni costo: poca fantasia nell’arrangiamento, linee vocali al limite del banale e un ritmo già macinato da un miliardo di altri gruppi. Forse il pezzo peggiore di tutto il disco, e pollice verso per il signor Kid Rock. Ma anche “Gotten” con Adam Levine non è da meno: vogliamo ascoltare dell’hard rock duro e puro, non una possibile canzone b-side dei Maroon 5! Le ultime tracce di questo full-length infine sembrano più dei rimpiazzi a cui avremmo fatto davvero a meno, meglio poche ma buone, che tante dal dubbio gusto (si sarebbe potuto porre fine all’album già alla traccia numero nove). Concludendo, chi aspettava un lavoro caratterizzato dai tratti tipici del leggendario chitarrista riccioluto ne rimarrà molto deluso, chi invece non ha queste pretese si potrà godere una buona ora di rock in tutte le salse, contornato da un cast davvero d’effetto.


Claudio Puggioli

Track List:

1. Ghost (Ian Astbury)
2. Beautiful Dangerous (Fergie)
3. Nothing To Say (M. Shadows degli Avenged Sevenfold)
4. Crucify The Dead (Ozzy Osbourne)
5. Promise (Chris Cornell)
6. By The Sword (Andrew Stockdale dei Wolfmother)
7. Doctor Alibi (Lemmy Kilmeister)
8. Saint Is A Sinner Too (Rocco De Luca)
9. Watch This (Dave Grohl/Duff McKagan)
10. I Hold On (Kid Rock)
11. Gotten (Adam Levine)
12. We’re All Gonna Die (Iggy Pop)
13. Starlight (Myles Kennedy)




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