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SCARLET VIOLET

Interviews

SCARLET VIOLET - L.A.

Intervista a cura di Stefano Gottardi

Appena tornati da un piccolo tour nei paesi baltici, il cantante dei milanesi Scarlet Violet L.A. ci ha concesso una ricca intervista. Si è parlato del tour, ma anche delle difficoltà ed i sogni di una rock band italiana che con determinazione sta cercando di fare sentire la propria voce anche lontano dai confini nazionali.

È ormai trascorso qualche mese dall'uscita del vostro debut album: come sono stati fino a questo momento i riscontri? E le vendite?

I riscontri della stampa e della gente sono stati ottimi ovunque e le vendite stanno davvero superando le aspettative: non avrei pensato che una band underground italiana nel 2009 riuscisse a vendere così tante copie solo nei primi 4 mesi dall’uscita. Ora stiamo attendendo il report delle vendite del secondo quadrimestre… non ne parlo più per scaramanzia! La cosa che più ci fa piacere è il fatto che quasi ogni recensione è stata diversa, riescono a trovare tantissime influenze e, soprattutto, ci considerano un gruppo che se la può giocare alla pari con le altre band del circuito internazionale.

Come siete giunti alla decisione di intitolare il disco Animated Freaks, e soprattutto come mai avete deciso per una copertina così insolita? Quando la guardo non posso fare a meno di pensare ai Johnny Crash...
I Johnny Crash (ride)? Effettivamente hai ragione, anche se la nostra è fumetto al 100%! È strana vero? La scelta iniziale era quella di mettere le nostre caricature al posto dei personaggi Looney Toones, poi è arrivata questa bozza di copertina e, dopo un primo momento di “disagio”, abbiamo pensato che fosse davvero troppo figa! È stata una decisione presa per discostarsi dai soliti cliché “tette, culi e bottiglie di Jack Daniel’s”, volevamo qualcosa di insolito che facesse dire alla gente : “ma che cazzo di copertina è?” e penso che ci siamo riusciti in pieno! Può piacere o meno, questo però non è un nostro problema! La decisione di chiamarlo così è nata dal fatto che tutti e quattro ci sentiamo un po’ degli “animated freaks” e ci prendiamo sul serio ma con ironia!

Che cos'è cambiato, oltre alla formazione, fra l'ep Ready To Rock e Animated Freaks? Ho come la sensazione che abbiate voluto prendere un po' le distanze dal filone glam/sleaze/rnr a cui venivate accostati in precedenza. Dico bene?
Dici bene! Stiamo maturando il nostro sound, sia per quanto riguarda la composizione dei brani, sia per le influenze in fase compositiva. La parola “glam” proprio non la digerisco più, “glam” è David Bowie, T-Rex, Sweet, musica che non ha nulla a che vedere con le band che circolano oggi non fosse per il look.

Come si può quindi definire il vostro sound ?
Sinceramente ce ne fottiamo delle etichette, suoniamo rock n’roll punto e basta, sleaze/glam/punk/metal il tutto frullato insieme cercando di far uscire il suono più tamarro e bastardo possibile, con un taglio più americano che europeo. Certo non abbiamo la pretesa di inventare nulla, però vogliamo discostarci un po’ per non rimanere ancorati a certi cliché che alla lunga ti limitano, anche perché nella band ascoltiamo così tanti generi diversi ed abbiamo così tante influenze che sarebbe stupido non farle emergere! Poi il cosiddetto “glam” appartiene al mercato scandinavo, pensi davvero che sia intelligente mettersi in competizione con loro?

No, anche se tentare non nuoce. A questo proposito: quanto conta nel 2009, in piena ondata glam/sleaze scandinava, l'immagine per una band come la vostra?
Conta, è in utile negarlo, però non ne facciamo una questione maniacale: pantaloni in pelle, maglietta, bandana e un po’ di matita sotto gli occhi direi che va bene, in fondo siamo rocker! Al giorno d’oggi l’immagine per una rock band è divenuta quasi fondamentale, purtroppo però a volte si esagera: ci sono molti gruppi che probabilmente spendono più soldi in set fotografici e vestiti tralasciando il discorso musicale, e questo è molto triste secondo me. L'ondata scandinavoa ne è la prova lampante: ci sono band molto valide, ma senza il look e l’immagine così curata non so se avrebbero lo stesso impatto e successo. Questa è solo una mia opinione, però è anche vero che in giro ci sono band con look “esagerati” che spaccano!Bisogna avere l'immagine ma anche saper scrivere belle canzoni, solo così “sopravvivi” perché prima o poi la gente chiede anche musica da ascoltare!

Come siete entrati in contatto con la Sliptrick Records e come stanno andando le cose?
Molto semplice, nel 2008 abbiamo mandato del materiale che è piaciuto e da lì abbiamo cominciato a collaborare. Al giorno d’oggi avere una indie label che ti supporta è il massimo che puoi raggiungere, non esistono più produttori o case discografiche che vogliono investire su di te, devi crearti quasi tutto da solo. Da un lato è meglio perché le scelte e gli eventuali errori dipendono esclusivamente da te, ma dall’altro è un problema perché devi investire un sacco di soldi che non sempre hai a disposizione. Molti gruppi poi pensano che aver firmato anche per una indie label significhi “ok ora basta, finalmente faranno tutto loro”… niente di più sbagliato, devi andare avanti come se nulla fosse altrimenti sei fottuto, devi diventare imprenditore di te stesso che significa fare sacrifici, sputare sangue e rimanere sempre umile! Nel 2009 nemmeno se firmi per una Major puoi permetterti di adagiarti sugli allori, c’è così tanta concorrenza che se ti fermi anche solo per 6 mesi nessuno si ricorderà più di te.
Nel nostro mondo non ti regala niente nessuno!

Ho notato che la maggior parte delle band di questa label americana sono italiane, quindi c'è della buona musica nel nostro Paese...
Be' scusa ci siamo noi quindi vuol dire che sì, c’è davvero ottima musica nel nostro Paese, non credi? A parte gli scherzi, è vero, siamo quasi tutte band italiane, è una scelta precisa per dare spazio e “pescare” gruppi fuori dal mercato convenzionale internazionale. Visto che in Italia non esistono tante opportunità discografiche, chi vale e si fa il culo va avanti. Per il discorso buona musica nel nostro Paese a dir la verità non conosco molte band nostrane, ma ogni tanto capita di ascoltare qualcosa e penso che di valide ce ne siano, è il pubblico italiano che ha seri problemi di esterofilia.

Avreste dovuto suonare negli Stati Uniti, cos'è successo? Come mai il tour è stato posticipato?
Non ricordarmelo, è stata proprio una brutta storia! Saremmo dovuti stare in tour negli States per un mese a settembre, ma solo 3 settimane prima di partire ci è stato detto che il tutto sarebbe stato rinviato o annullato: peccato che avessimo già acquistato i biglietti aerei! Questa splendida “agenzia” si è giustificata dicendo che la situazione dei locali americani è disastrosa, non ci sono soldi a causa della crisi, che non dipende da loro perché sono dei professionisti seri, bla bla bla…Ok, però avrebbero potuto dirlo prima di far acquistare i biglietti alla band, no? Che vuoi che dica, capita… capita di affidarsi a ciarlatani e venditori di fumo, ogni giorno ci vieni in contatto oppure sono loro a cercarti, purtroppo nel music business è pieno di questi buffoni e questa volta ci siamo cascati inconsapevolmente. In ogni caso la faccenda US Tour rimarrà accantonata per un po’, non abbiamo tanti soldi da spendere al momento e per ovvi motivi la prossima volta per pianificare un altro tour in America vogliamo cercare persone serie ed avere molte garanzie, se ne riparlerà per settembre 2010. È stato un brutto colpo perché avevamo fatto tanti sacrifici per mettere da parte dei soldi che poi son finiti nel cesso; peccato perché moltissima gente ci aspettava…

Per fortuna in Europa le cose vanno meglio: siete reduci da un piccolo tour nei paesi baltici, il secondo della vostra carriera se non sbaglio, raccontaci un po' cosa avete combinato!
Sì esatto è il stato il secondo tour, il primo risale al luglio scorso. È successo di tutto: ti fai 700 km al giorno, se ti va di culo dormi in hotel, magari con una puttana, altrimenti devi sperare che qualcuno ti ospiti oppure stai nel locale o nel furgone! Mangi quando capita, fumi e bevi come un tossicodipendente, ti incazzi e litighi a causa della stanchezza, ma passa tutto in zero secondi, la band diventa la tua famiglia molto più di quando lo sia in città! Incontri e parli con gente di tutti i tipi, ti fai contatti importanti, senti storie assurde, apri gli occhi la mattina dopo ringraziando di essere ancora vivo, non chiudi occhio anche per due giorni di fila! Classica vita on the road, ma ti assicuro che ti diverti un casino, quando torni è difficile rientrare nei ranghi e rimanerci. Fosse per noi staremmo in tour 6 mesi all’anno, ma i nostri rispettivi impegni lavorativi per ora non ce lo permettono, bisogna pur racimolare soldi per mandare avanti la band. Quando rientri però rimani in stato depressivo fino alla prossima partenza, provi una volta e ci sei dentro tutta la vita! Pensa che ci sono gruppi che non amano andare in tour pur avendone la possibilità: se non volete mettervi in gioco sacrificando soldi ed affetti familiari, vendete gli strumenti e cambiate mestiere!

Qualche episodio divertente successo on the road?
Non posso proprio dire tutto, alcune cose sono davvero off-limits (ride)! Come ho detto ne sono capitate di tutti i colori, dalla gente che entra nel backstage e che ti implora di uscire a suonare ancora, alla tipa che dopo due minuti dalla fine del concerto è già lì che freme per scoparti, dalle bevute colossali a membri della band da recuperare la mattina dopo nei letti delle varie città dove si suona… Uno degli episodi più simpatici è successo a Helsinki quando siamo arrivati al locale e, mentre scendevamo dal van, Fedexx ha chiuso la mano di Joey in una portiera: eravamo talmente strafatti che siamo scoppiati tutti a ridere mentre lui imprecava come un disperato! È stata una scena talmente fantozziana e naturale che sembrava surreale! Oppure sempre la stessa sera quando ho dovuto far vedere il passaporto a dei ragazzi perché non credevano che fossimo una band italiana! Sono soddisfazioni. Ce ne sarebbero tanti altri, ma come ho già detto per alcuni fatti devo mantenere il “segreto professionale” (ride)!

Che differenze avete trovato rispetto al primo tour?
Il freddo? No, non abbiamo trovato nessuna differenza, se non quella che è venuta più gente a vederci rispetto al precedente tour. Dopo l’esperienza di luglio abbiamo imparato a gestire professionalmente la nostra organizzazione a livello di band, capendo quando si può far festa e quando bisogna “lavorare”. La gente è stata la stessa, accoglienza sempre fantastica!

E che differenze ci sono, invece, fra le date tenute all'estero e quelle tenute in Italia?
Differenze? In Italia non riusciamo a suonare nemmeno nella pizzeria sotto casa, faremmo meno fatica a fissare una data al Whisky a Go Go che nel primo pub del cazzo in provincia, è pazzesco. Fuori di qua abbiamo ricevuto un trattamento ottimo nei club dove abbiamo suonato, appena arrivi ti servono una cassa di birra, ti danno da mangiare, ti offrono un posto dove stare, dopo il concerto quasi sempre hai da bere bottiglie intere. Per non parlare della professionalità dei fonici e, soprattutto, del pubblico! Firmi autografi su bacchette, su tette, culi, magliette, ti chiedono di fare foto insieme, ti offrono da bere: è un altro pianeta! Certo non sempre è così, a volte capita che suoni solo davanti a dieci persone perché la serata è andata storta, ma stai pur tranquillo che già alla seconda canzone te li ritrovi sotto al palco a far casino come fossero in 200, vengono persone di tutte le età dai rocker di 50 anni al ragazzino metallaro brufoloso… e non pensare infine che sia sempre facile suonare all’estero, devi guadagnarti una certa credibilità sia sul palco sia nella musica che scrivi, vivono di rock da quando nascono quindi capiscono subito se vali o se sei un gruppo di sfigati. Qui invece sembra proprio che non interessiamo a nessuno, abbiamo continuato a mandare a qualsiasi locale del nord cd, pacchi promo, mail, abbiamo fatto telefonate e non abbiamo quasi mai ricevuto una risposta! Il bello è che nemmeno parliamo di cachet!

Come mai, secondo te, in Italia questo genere musicale stenta a decollare mentre all'estero venite accolti con maggiore calore? Forse è sempre il fattore esterofilia a conquistare la gente? Oppure è proprio una questione di cultura musicale e diverso approccio alla musica?

Non è che stenta a decollare, è proprio fermo negli hangar oserei dire! In Italia per suonare in un locale o in festival devi avere conoscenze, essere amico dell’amico, fare cover o essere un tributo di merda oppure... devi pagare? È uno schifo, è il solito sistema clientelare dove non esiste meritocrazia, il 90% dei locali basano tutto su quanta gente gli porti quella sera come se dipendesse tutto dalla band fare promozione, e non stiamo parlando nemmeno di locali grossi e importanti, ma di pub o pizzerie che a malapena hanno un impianto audio decente. Amen, probabilmente non siamo nel giro e non abbiamo i contatti giusti, ma ci siamo anche rotti il cazzo di fare “l’elemosina”, chi vuole farci suonare ci risponda, altrimenti ne facciamo a meno. Il pubblico da noi si muove solo per le band estere, se una di queste registra una demo anche fatta di rutti stai tranquillo che andranno ugualmente in molti a vederla! Purtroppo per noi finora è stato così ed è così che la vediamo, speriamo di venire smentiti quanto prima, magari ci stiamo sbagliando.

State già lavorando al successore di Animated Freaks? Qualche anticipazione sulla strada che percorrerete?
Sì, qualche brano è già pronto ed a breve cominceremo a scrivere nuovo materiale per il successore di Animated Freaks, in tour abbiamo portato un pezzo nuovo di zecca scritto a settembre ed i responsi sono stati molto positivi. Però non vogliamo correre e non abbiamo ancora idea di quando entrare in studio. Meglio ponderare le idee e fare con calma facendo uscire un lavoro valido ed importante, perché se fai un disco mediocre ti bruci quanto di buono fatto in precedenza, ha più senso semmai far uscire dei bei singoli su Itunes. La strada sarà sempre la stessa, in più però metteremo tutta l’esperienza accumulata on the road e la consapevolezza acquisita dei nostri mezzi. Per quanto riguarda il sound sarà orientato più sul suono di band americane, ultimamente stiamo tutti ascoltando roba come Buckcherry, Papa Roach, Wednesday 13, Peppermint Creeps, Murderdolls; una cosa è certa, sarà sempre un sound bastardo, incazzato, pesante ed irriverente!

Altri progetti in cantiere?
Sicuramente pianificare un nuovo tour in Europa, che questa volta toccherà Norvegia, Svezia, Danimarca, Olanda e Germania, è la priorità, oltre che cercare anche altre date singole sparse qua e là. A breve uscirà il video del singolo di “It’s Over”, brano che tra poco sarà anche disponibile sulle varie piattaforme digitali insieme all’altro singolo “Drunk On Elm Street”.
C’è anche la voglia di passare un periodo in America, ma per ora è solo un’idea, metterla in pratica è più difficile, come cercare di pianificare un tour in Giappone ma anche questo al momento è solo un progetto. Per il resto andiamo avanti giorno per giorno cercando di farci largo sempre di più nel panorama underground internazionale, le nostre idee sono molto chiare e la determinazione pure. Sul fronte live a dicembre abbiamo una data ad Udine il 5 al Biker’s Club, suoneremo poi a Tallin (Estonia) il 19 al Tapper Club come chiusura del 2009.
Ti ringraziamo molto per averci concesso questa intervista su Roxx Zone, è stato davvero un piacere! Magari ci si vede a gennaio quando capiteremo a suonare dalle tue parti!

Con piacere!




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